SOLO PER IL BLOG L’INTERVISTA CON RICHARD K. MORGAN, AUTORE DELLA SAGA FANTASY

Cari lettori del Blog,
dopo avervi già presentato in passato una saga fantasy veramente pregevole (A LAND FIT FOR HEROES, pubblicata in Italia da Gargoyle Books), di cui potete leggere sul Blog le recensioni al primo volume THE STEEL REMAINSSOPRAVVISSUTI e THE COLD COMMANDS - ESCLUSI, vi proponiamo oggi un’intervista con l’autore, il bravissimo Richard K. Morgan.

Ringrazio innanzitutto Richard per la sua disponibilità e cortesia nel rispondere a tutte le nostre domande, sebbene sia impegnatissimo in vista dell’imminente pubblicazione del terzo libro della saga. 
Come al solito, dopo la domanda troverete la risposta originale dell’autore, seguita dalla mia traduzione per chi non avesse dimestichezza con l’inglese (e ricordate che non sono una professionista, ma solo una fan volenterosa!)

Il tuo è un mondo brutale, dove ci sono nemici soprannaturali ma dove soprattutto gli uomini sono particolarmente malvagi. Perché una visione così triste e così rassegnata?
(RKM) - The short answer is that I think this is the basic flavour of real life - as Roberto Benigni says in the movie Down by Law - it’s a sad and a beautiful world. The human condition is mostly tragic and human beings are basically savage apes. Civilised modern life puts a comforting and comfortable veneer on that, but the whole essence of epic fantasy is that the veneer is stripped away to usher in a world of war between men carrying sharp edged steel. If you’re going to write in that mode, I think you have a writerly duty to at least attempt to address the human truths that are inherent in the genre’s assumptions.

La risposta più semplice è che io penso che sia questo il sapore di base della vita reale - come dice Roberto Benigni nel film “Down by Law” - è un mondo triste e meraviglioso. La condizione umana è per lo più tragica e gli esseri umani sono fondamentalmente delle scimmie selvagge. La vita civilizzata moderna appone una patina confortante e confortevole a tutto ciò, ma l’intera essenza del fantasy epico è proprio rimuovere questa patina per introdurci in un mondo di guerra tra uomini che brandiscono acciaio dal taglio affilato. Se uno ha intenzione di cimentarsi in quel modo, penso che abbia il dovere letterario di tentare almeno di affrontare le realtà umane che sono sottese a ipotesi del genere.

Ringil Eskiath è una figura d’eroe certamente anomala. A parte l’aspetto della sua omosessualità, salta agli occhi il suo cinismo e un certo spirito vendicativo. In “The Steel remains” non esita a uccidere il suo ex-amante, mentre in “The Cold commands” si vendica su una donna (anche se cattiva). E’ stata una tua precisa intenzione disegnare un eroe così lontano dai normali stereotipi?
(RKM) - Again, I think this comes back to the underlying human truths inherent in the form - a man who makes his living from chopping up other human beings with sharpened steel isn’t likely to be a very pleasant person to be around. We consistently graft unrealistic contemporary moral values onto these fantasy heroes, and the message it sends ends up being childish, like something out of a kid’s movie, like Disney. That’s fine if that’s the kind of entertainment you want, but for me, as soon as violence and warfare come into the equation, I think we’re out of the kid’s enclosure and our characters need to reflect that exit. To be fair, the acts you mention Ringil carrying out come at great emotional cost to him - but in the end, he’s a man forged in the fires of hate and death, living in a world of ignorance and casual violence, and there’s a limit to how far he can hold that context at arm’s length. I wasn’t trying to create a dark and twisted character, so much as examine how an essentially decent character would end up dark and twisted by the human realities an epic fantasy world would inevitably throw at him.

Ritengo che con tutto questo si torni nuovamente alle realtà umane nascoste e insite sotto la forma - un uomo che si guadagna da vivere sminuzzando altri esseri umani con l'acciaio affilato non è probabilmente una persona che si abbia intorno con piacere. Noi innestiamo costantemente dei valori morali contemporanei e perciò irrealistici su questi eroi del fantasy, e il messaggio che viene trasmesso finisce per essere infantile, come qualcosa proveniente da un film per ragazzi, tipo Disney . Questo può andar bene, se questo è il tipo di intrattenimento che si vuole ottenere, ma per quanto mi riguarda, invece, non appena la violenza e la guerra entrano nell'equazione, penso che si esca dal mondo dei ragazzini e che i nostri personaggi debbano dimostrare di esserne al di fuori. Ad essere onesti, i comportamenti che tu menzioni come propri di Ringil hanno comportato un rilevante costo emotivo per lui - ma alla fine, lui è un uomo forgiato nel fuoco dell’odio e della morte, che vive in un mondo di ignoranza e di violenza casuale, e c'è un limite oltre il quale non riesce a distanziarsi emotivamente dalle cose. Non stavo cercando di creare un personaggio oscuro e contorto, quanto piuttosto di esaminare in che modo una personalità carattere sostanzialmente decente potrebbe divenire oscuro e rovinato da tutte le realtà umane che sarebbero inevitabilmente scagliate contro di lui in mondo epic fantasy.

Il tema sessuale viene affrontato spesso in questa trilogia, e anche qui c’è una differenza rispetto al fantasy classico, dove tutti – uomini, elfi o maghi – sono, come posso dire, lievemente “asessuati” (J ). Tu poi hai scelto anche amori non proprio tradizionali, sia per Ringil che per Archeth. Volevi lanciare un messaggio particolare? E cosa è stato più difficile da descrivere per te, le scene relative a Ringil o quelle relative ad Archeth?
(RKM) - I think it is a curious dysfunction of fantasy fiction that it can deal very comfortably with such human drivers as ambition, revenge, family loyalty, greed, patriotism and friendship, but when it comes to what is probably the most powerful drive we possess - sexual desire - it goes oddly quiet. And similarly, I think it’s strange, in this day and age, that non-heterosexual characters and relationships are so rarely brought to the fore. But I didn’t consciously set out to subvert those parameters. Both Ringil and Archeth earned their sexuality in the writing - it emerged from the context completely organically, gave them the required outsider status that is so handy in noir heroes, removed the almost inevitable offspring that a pre-modern context would imply, opened up the possibilities of rejecting the social norms regardless of their high status in that society. 
As to the actual nuts and bolts of describing gay male or lesbian sex, of course the lesbian sex was easier to do because as a fairly conventional straight male I find images of two women having sex arousing - and you can use that arousal, just as you would in a hetero scene, to evoke the intensity you need. I don’t find male on male sex arousing, so that was more of a reach, I had to try harder to get that intensity. But I approached both with the same care, and in each case respectively I consulted a gay man and a lesbian with the end result to make sure that it passed muster. As a writer, you want to get it right, you want to catch the human truths of your subject matter, because if you don’t, well, what kind of writer does that make you? So the further you get from your own personal comfort zone, the more you need to approach the material with care. 

Penso che sia una curiosa disfunzione del fantasy il fatto che si abbia a che fare senza problemi con passioni umane come l'ambizione, la vendetta, la fedeltà alla famiglia, l'avidità , il patriottismo e l'amicizia, ma quando si tratta di quello che è probabilmente la trazione più potente che possediamo – il desiderio sessuale – allora tutto diventa stranamente tranquillo . E allo stesso modo , penso che sia strano, di questi tempi e per la nostra generazione, che i personaggi e le relazioni non eterosessuali vengano portati alla ribalta così raramente. Ma non ho deciso consapevolmente di sovvertire questi parametri. Sia Ringil e Archeth si sono impossessati della loro sessualità durante la scrittura – si è trattato di un elemento che è emerso dal contesto complessivo, una volta che ho dato ad essi il necessario status di outsider che è così utile negli eroi noir, che ho rimosso il quasi inevitabile problema della discendenza che un contesto pre-moderno implicherebbe, e che ho lasciato aperta la possibilità per loro di respingere le convenzioni sociali a prescindere dal loro status elevato in quella società.
Per quanto riguarda le dinamiche nel descrivere il sesso gay o lesbico, certamente il sesso lesbico è stato più facile da narrare perché, proprio perché sono un maschio strettamente convenzionale, trovo eccitanti le immagini di due donne che fanno sesso, e si può utilizzare tale eccitazione , così come lo si farebbe in una scena etero, per evocare l'intensità di cui si ha bisogno. Al contrario, non trovando eccitante il sesso tra maschi ed essendo una cosa meno alla mia portata, ho faticato di più per ottenere la stessa intensità. Ma mi sono avvicinato ad entrambi i contesti con la stessa attenzione, e in ogni caso mi sono avvalso della consulenza, rispettivamente, di un uomo gay e di una lesbica, in modo da assicurarmi di rendere credibile l’amplesso. Uno scrittore, se lo si vuole fare bene, deve saper catturare le realtà umane intrinseche alla propria materia, altrimenti, se non è così, che tipo di scrittore ti rende? Quindi più ti allontani dalla tua propria zona di comfort personale, tanto più devi affrontare la materia con attenzione.

Un altro degli aspetti che amo particolarmente della tua trilogia è che ci sono non uno ma tre protagonisti, tutti ben delineati e con una loro storia alle spalle. Tu ne preferisci uno in particolare?
(RKM) - I certainly started out with a preference for Ringil, mainly because he was the first one on the page. But as the characters grew in the telling, that pretty quickly went out the window. By about halfway through The Steel Remains, I was enjoying writing each of the three pretty much the same. The point is that if you do the character work well, all your characters, even the minor ones, become a pleasure to write.

Ho certamente iniziato avendo una una preferenza per Ringil, soprattutto perché era il primo ad apparire nella trama. Ma, non appena i personaggi sono cresciuti nel racconto, ho rapidamente mutato atteggiamento. Quando ero a circa a metà della stesura di “Sopravvissuti”, mi stavo divertendo a scrivere su ciascuno dei tre allo stesso modo. Il punto è che se si rende bene il personaggio, tutti i personaggi, anche quelli minori, divengono un piacere da scrivere.

Un’ultima curiosità: adesso che Ringil è diventato una sorta di negromante, posso supporre che ci saranno sviluppi anche verso la dimensione magica. Puoi darci qualche anticipazione?
(RKM) - Yes, the path Ringil is on can’t be reversed and he’ll follow it to its inevitable end. Expect a lot of very dark, very unpleasant magic - and also a few fuck ups along the way because, well, magic isn’t any easier to master than any other skill or form of combat; you can get it wrong, you can miscalculate, or it can go wrong on you all by itself. Even with magic, there are no guarantees!

Sì, il percorso su cui si trova Ringil non può essere annullato lui lo dovrà seguire sino alla sua inevitabile fine. Aspettatevi un sacco di magia molto oscura e molto spiacevole - e anche qualche scivolone lungo la strada perché, beh, la magia non è un’arma più facile da dominare rispetto a qualsiasi altra abilità o forma di combattimento; si può sbagliare, si possono fare male i calcoli, o ci si può danneggiare da soli. Anche con la magia, non ci sono garanzie!

Grazie ancora a Richard per le risposte: è stato un onore per noi intervistarlo e ospitarlo qui nel Blog. Rimaniamo tutti in attesa dell’uscita del terzo volume conclusivo “THE DARK DEFILES” (primavera 2014 in edizione inglese, mentre non mi spingo a fare previsioni per la traduzione italiana).
Amarilli73

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