Pensieri e Riflessioni su "So che sei qui" di Clélie Avit

Clélie Avit
So che sei qui
Mondadori
ISBN 9788804658009
216 pagine 
€ 18,00

In vendita dal 15 settembre 2015

Elsa ha trent'anni, adora la montagna e le gite in alta quota. Ma è a causa di questa passione che ora si trova in un letto d'ospedale, dopo una brutta caduta da una parete ghiacciata. È in coma da venti settimane. Sente tutto, ma nessuna delle persone accanto a lei se ne accorge. Un giorno, per errore, entra nella sua stanza un ragazzo sconosciuto. Thibault non sa nulla della storia di Elsa, ma inizia a parlarle, conosce i suoi amici, qualcosa nella ragazza addormentata che profuma di gelsomino e gli sembra così dolce lo tiene legato magneticamente alla sua stanza. Giorno dopo giorno torna a farle visita. Ed Elsa? Sente tutto, ma non può rispondere. Non può chiedere a quel ragazzo gentile di prometterle che tornerà anche il giorno dopo, non può dirgli che sa riconoscere il suono della sua risata in corridoio e che ora quasi sente il calore del suo bacio sulla guancia. Thibault non sa che Elsa non si risveglierà più, perché a breve la staccheranno dalle macchine che la tengono in vita. L'hanno deciso i medici, la famiglia ha acconsentito. Tutti credono che sia impossibile che Elsa si risvegli, eppure ogni volta che Thibault entra nella stanza il suo cuore…

Il mio pensiero:

Ansia a parte per la situazione della protagonista (capita spesso che leggendo si provi ad immedesimarsi nel tale personaggio… ed in questo caso, mettersi nei panni di una trentenne che dal coma profondo riesce a sentire tutto – compreso il fatto che vogliano presto staccarle i macchinari che la tengono in vita - senza che gli altri se ne rendano conto, è da incubo), si stupirà chi mi conosce bene sentendomi dire che è un buon libro.
Tendo infatti sempre ad evitare romanzi che parlano di malattie o morte e che si avvicinano soprattutto a situazioni troppo reali… ma in questo caso, la delicatezza con cui l’autrice presenta i fatti e gestisce il susseguirsi dei giorni non rende la lettura soffocante, ma bensì molto piacevole.

Staccare o meno la spina ad un paziente in coma da mesi e che non da cenni di miglioramento? I pazienti in coma possono sentirci? I medici tendono ormai troppo spesso a trattare i loro pazienti come oggetti o numeri? Cosa porta al suicidio una persona?
Tante domande affiorano alla mente leggendo questo romanzo. Tanti gli interrogativi a cui non è facile rispondere ed intorno ai quali non si troverà mai la risposta giusta... e che potrebbero, di primo impatto, scoraggiare la lettura di “So che sei qui”. 
Però… in men che non si dica, una volta iniziato, vi troverete, contrariamente alle aspettative, a chiudere comunque il romanzo in modo sereno. Sì perché la Avit, con queste pagine, regala speranza.

Chissà... forse potrebbe essere una storia realistica… Non lo so. So di per certo che seguire, in un alternanza di brevi capitoli, lo scorrere delle giornate di Elsa e di Thibault, riempie il cuore d’amore. 

«Cazzo! Ehm... Scusa, Elsa. Buongiorno. Ero completamente altrove quando sono entrato. Stavo pensando. Sì, ogni tanto mi capita... Ho troppe cose in testa per riuscire a riassumertele, quindi ti dovrai accontentare di questo. E poi non è che tu mi aiuti proprio a trovare le risposte.»

Thibault è un personaggio quasi irreale infatti. I suoi modi di fare e le sue battute sono un po’ fuori dagli schemi…
Recatosi all’ospedale per accompagnare la madre a trovare il fratello, ricoverato a seguito di un incidente stradale avvenuto a causa dell’alcol e dove hanno perso la vita due giovani ragazze, ancora non ha il coraggio di entrare in quella stanza e parlare con lui.
Nell’attesa si reca così in quella che crede essere una camera vuota… ma lì, dove solo si sente il rumore dei macchinari, stesa immobile su un letto asettico vi è Elsa. Elsa, che a seguito di una valanga che la investì mesi prima è ancora in coma. Elsa, i cui medici stanno consigliando ai genitori di lasciarla andare… Elsa che però, nella sua morte apparente, sente tutto: dai vari passi riesce ad individuare chi sta entrando nella sua camera, dai vari fruscii ne intuisce i movimenti, e dal tono delle voci ne percepisce l’umore… associando ad ogni sensazione un colore. 
Secondo voi quale colore potrebbe associare ad un ragazzo che entra nella sua camera per trovare un posto tranquillo per rintanarsi a dormire?
Così, quella che per Thibault è una scappatoia, forse momentanea, a poco diverrà qualcosa di cui entrambi non potranno più fare a meno.

Un romanzo davvero delicato perché, per quanto affronti temi importanti lo fa in modo dolce. Elsa nel contempo ci aiuterà ad apprezzare di più tutto ciò che ci circonda, facendoci soffermare su quanto, chi gode di piena salute e vive freneticamente, dia per scontato.

Breve; l’autrice non si perde in inutili e noiose descrizioni. I capitoli sono corti e le giornate scorrono veloci tra le pagine in quella che è una narrazione fluida. 
Avrei solo sperato si dilungasse un po' di più sul finale. 

In conclusione, mi sento di consigliarvelo.
Stefania

2 commenti:

  1. anche io spesso fuggo da temi così intensi, anche se a volte fa piacere leggerli

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