Pensieri e Riflessioni su "Althea & Oliver" di Cristina Moracho

Con questa recensione debutta sul Blog una nuova e bravissima penna! Benvenuta Viola!

Althea & Oliver
di Cristina Moracho
DeAgostini Libri
Euro 14,90ISBN: 8851122946
ISBN-13: 9788851122942
Pagine: 416

Trama:
Althea e Oliver si conoscono da sempre: non solo abitano a pochi passi l’uno dall’altra, ma sono amici per la pelle fin dal primo giorno di scuola. Ora, a diciassette anni, la loro amicizia potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, e Althea lo sa. Così una sera, dopo una festa e qualche birra di troppo, sorprende Oliver con un bacio pieno di passione. Ma, prima che i due abbiano il tempo di chiarirsi, succede qualcosa di inaspettato: Oliver è colpito da una malattia rarissima e cade in un prolungato stato di semi-coscienza. Quando si risveglia, diverse settimane dopo, non ricorda nulla di quanto è accaduto. Disperata, Althea prende la peggiore decisione possibile. L’unica che potrebbe compromettere irrimediabilmente il suo legame con Oliver. Quando il ragazzo lascia la città senza spiegazioni, Althea non può far altro che partire per mettersi alla ricerca del suo migliore amico. E ritrovare così anche se stessa.

Il pensiero di Viola:
Romanzo d’esordio per la scrittrice statunitense Cristina Moracho che, con un linguaggio semplice ed una scrittura descrittiva, ci fa vivere a pieno ogni luogo ed ogni personaggio del libro e ci regala l’entusiasmante racconto di due adolescenti, amici per la pelle sin dall’età di sei anni, cresciuti nella stessa via, abituati a condividere ogni singolo istante di ogni singolo giorno: dormono insieme, studiano insieme, mangiano insieme… Fino a quando Oliver si ammala di KLS (la Sindrome di Kleine-Levin) e, inaspettatamente, viene catapultato in uno stato di sonno profondo che talvolta dura anche diverse settimane. E’ durante queste “crisi” che Althea si sente persa. Senza il suo amico tutto le sembra meno bello, meno interessante. E Oliver lo sa.
Così, dopo essersi lasciato convincere dalla madre, il ragazzo decide di partire all’insaputa di tutti per raggiungere una struttura ospedaliera di New York, dove potranno studiare la sua malattia per sperimentarne una cura.
Althea, appresa la notizia della partenza di Ollie, e dopo una serie di spiacevoli eventi che l’hanno vista protagonista, decide di partire e di raggiungerlo per scusarsi con lui e riallacciare il rapporto che lei pensava perso a causa di un litigio avvenuto prima della sua partenza.
Ma il suo piano subisce una deviazione inaspettata, che la metterà di fronte alla realtà e l’aiuterà a crescere.

Se la prima metà del libro mi è sembrata a tratti noiosa, ripetitiva e difficile da seguire, la seconda metà è stata una piacevole sorpresa.
Non solo la trama si fa avvincente, tanto da voler finire di leggere il libro in men che non si dica, ma mi ha regalato emozioni e ricordi, anche grazie alla vivacità della protagonista.
Non è mai facile trasmettere con la scrittura il tormento e le sensazioni che si vivono nell’età dell’adolescenza, ma devo ammettere che la Moracho, con il suo modo semplice di esprimersi e l’abbondanza delle descrizioni, è riuscita in pieno a trasmettere al lettore tutto questo.

Ma qui non si tratta solamente di una storiella d’amore tormentata di due diciassettenni, la scrittrice tratta molti temi più complessi, come il rapporto genitore/figlio, in cui un’Althea ribelle ha a che fare con la leggerezza del padre, che le presta poche attenzioni, e l’indifferenza della madre, che li ha abbandonati e che sente una volta ogni 6 mesi, ed un Oliver alle prese con una mamma vedova, che non riesce a trovare un nuovo amore perché non reputa nessuno all’altezza del marito, ma che allo stesso tempo evita di farsi compatire persino dal figlio cercando comunque di farlo sentire uomo; nonchè – non meno importante – la capacità di affrontare e convivere con una malattia.
Questo argomento viene affrontato in modo piuttosto realistico grazie ai racconti di Oliver e dei suoi compagni di avventura, affetti da KLS, che in più di un’occasione mi hanno portato a riflettere sulla difficoltà di vivere una malattia, senza essere in grado di controllarla… Un punto che mi ha particolarmente colpito è stato questo:

«Io ho smesso di aspettare le cose» interviene un altro ragazzo «Perché non so mai se sarò presente quando succederanno. Le vacanze, le feste. Se sento parlare di un film che mi piacerebbe vedere quando uscirà, poi mi dico di non esaltarmi troppo, perché se mi ammalo me lo perderò E’ come se tutto adesso fosse solo un gran punto interrogativo. Non ho più il potere di decidere niente.»

Difficile pensare di poter vivere senza programmi, eppure penso che – essendo questa una malattia reale – ci sono persone al mondo che devono convivere giornalmente con questi pensieri.

Altro tema toccato dalla scrittrice è quello, ovviamente, dell’adolescenza: di quella fase transitoria tra l’essere “bambini” e l’essere “adulti”. Ho avuto modo di captare diversi stati d’animo già vissuti nella mia vita tra quelli descritti dalla scrittrice, e l’analisi dell’io attraverso la consapevolezza della maturità è stato argomento di interesse. Ho visto mutare la protagonista da “rabbiosa e ribelle” a “piccante e decisa” e non ho potuto fare a meno di sorridere pensando a me stessa.

Per concludere, forse mi aspettavo un finale un po’ diverso (sorpresa!), ma per essere una scrittura di esordio devo dire che la Moracho se l’è cavata egregiamente.
Viola

4 commenti:

  1. Che emozione! :)
    Grazie ragazze e grazie a tutti i lettori e le lettrici del blog!

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  2. il tema della malattia mi coinvolge sempre molto, ma questo libro devo dire mi ispira poco

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  3. Ciao Chiara!
    Dipende da cosa cerchi nella lettura, questo resta comunque un romanzo leggero, in cui si parla anche di questa malattia ma dove non si approfondisce molto l'argomento. Ci sono racconti, esempi, episodi a volte anche divertenti, ma anch'io per capire bene con che tipo di malattia "avevo a che fare" (suona brutto lo so) mi sono dovuta informare da fonti esterne.
    Diciamo che il focus del libro è comunque una storia d'amore.

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