Review Party per "Il re che fu, il re che sarà" di T.H. White (prima parte)


Una tetralogia ormai divenuta un classico, che racconta la vita del mitico re Artù, allevato da Merlino in un mondo magico e meraviglioso e destinato a un futuro di gloria. Splendida epopea tratta dalle antiche leggende bretoni, questo libro ci porta nel regno incantato di Camelot, tra cavalieri, principesse, animali parlanti, uomini volanti... Un universo di stupefacenti creature che da generazioni affascina l'immaginazione di lettori di ogni età.

IL RE CHE FU IL RE CHE SARA'
Terence Hanbury White
Collana: Draghi
Editore: Mondadori *
 * grazie alla CE per la copia digitale
ISBN: 9788804736738
768 pagine
Uscita: 25 maggio 2021



«Vieni, spada» disse Wart.
Afferrò l’impugnatura con entrambe le mani e fece forza contro la pietra. Si udì in quell’attimo un melodioso accompagnamento di flauti, ma niente si mosse.
Wart lasciò andare l’impugnatura, che cominciava a fargli dolere le mani, e fece un passo indietro, vedendo le stelle.
«È ben conficcata» osservò.

Quando mi sono accinta a leggere questa raccolta, avevo qualche conoscenza di T.H. White e del suo ciclo arturiano, ma non immaginavo che il primo libro fosse proprio quello su cui si basò Walt Disney per il suo celebre film animato "La Spada nella Roccia".
E invece è proprio così, l'ho scoperto con vero piacere.

Il primo racconto (proprio "The Sword in the Stone") uscito nel 1938, si ritrova quasi tutto nel film, a partire dal protagonista Wart detto Bitorzolo, (nel film divenuto Semola), giovane figlio cadetto di sir Ector, nonchè fratellastro di Kay (anche se va detto che il Kay del libro non è così male...), che cerca di crearsi un piccolo spazio nella vita del castello della Foresta Selvaggia, mentre tutti pensano solo a educare l'erede che dovrà divenire un giorno cavaliere.

Così, tentando di riprendere un falco fuggitivo, il nostro ragazzino fa la conoscenza di un mago bianco (di magia e di barba) e del suo gufo Archimede.
Non è è proprio un incontro casuale: Merlino ha già intravisto un po' di futuro e deciso di istruire il futuro Artù con tecniche anticonvenzionali e non proprio aderenti all'epoca. White era un appassionato naturalista, per cui le lezioni "di vita", chiamiamole così, vengono impartite da insegnanti speciali, come un luccio, un'oca, le formiche e persino messer tasso.
Di volta in volta il nostro Wart si ritrova trasformato, ospite nella falconara, in un formicaio o in volo con lo stormo, e spesso lo stile è buffo e divertente.

C'è pure spazio per il Ragazzo dei Cani, un'apparizione di Robin Hood e di fata Morgana, sino alla comparsa della Spada leggendaria, in un mix tra medioevo e annotazioni molto moderne che rendono gradevole la lettura, anche se certamente si avverte tanto lo stile degli anni '30-40.
Nel senso che ci sono lunghe e dettagliate descrizioni, molti dialoghi parecchio superflui per le esigenze della trama, riferimenti a poesie o canzoni popolari e che magari al tempo erano noti (ma a noi lasciano indifferenti).

Per questo motivo ho trovato parecchio pesante il secondo libro (La regina dell’aria e delle tenebre) che ha un titolo evocativo, ma poi procede in modo caotico e quasi a salti, tra le gesta della corte di Artù e quelle dei nemici di Cornovaglia.

Nota finale: forse - errando - credevo che questo fosse un libro pensato in origine per un pubblico di ragazzi, ma poi mi sono dovuta ricredere, perchè ci sono riferimenti (torture di animali, stupri, ecc.) che in un romanzo moderno richiederebbero quanto meno warning speciali.
Per cui lo preciso di mio: non è esattamente una lettura per ragazzi.

Amarilli

4 commenti:

  1. a me il secondo è piaciuto più del primo proprio perché più tecnico e con più nozioni storico/politiche, anche se come te ho patito un po' la lentezza

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    1. vedi i gusti? Io l'ho trovato così cupo... Vediamo il terzo...

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  2. io invece ho preferito di gran lunga il primo. il secondo l'ho sopportato meno per i motivi che sono piaciuti a Chiara ahahahahah

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