Pensieri su "COSI' SI PERDE LA GUERRA DEL TEMPO" di Amal El-Mohtar e Max Gladstone

Tra le ceneri di un mondo morente, Rossa trova una lettera su cui c’è scritto “Bruciare prima di leggere”. Inizia così la strana corrispondenza tra due agenti rivali in una guerra che si dipana attraverso le vastità del tempo e dello spazio. Rossa è membro dell’Agenzia, una distopia tecnologica post singolarità. Blu appartiene al Giardino, un’unica ampia coscienza che risiede in tutta la materia organica. I loro passati sono pieni di sangue; i loro futuri si escludono l’un l’altro. Non hanno nulla in comune, tranne il fatto che sono le migliori. E sono sole.

Ma quella che è iniziata come una serie di provocazioni e sfoggio di vittorie, diventa presto un gioco pericoloso, che sia Rossa sia Blu sono ben determinate a vincere. E così la sfida si trasforma in qualcosa di più. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico. Qualcosa che potrebbe cambiare il passato e il futuro… e che potrebbe farle uccidere. Perché in fin dei conti c’è pur sempre una guerra in corso. E qualcuno deve vincerla. Non è così che funziona?


Amal El-Mohtar, Max Gladstone
Così si perde la guerra del tempo
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Fantastica
ISBN: 9788804729822
216 pagine
Prezzo: € 14,00
Uscita: 3 novembre 2020



Mi hai chiesto di dire la verità. L'ho fatto. Cosa voglio? Conoscenza. Scambio. Vittoria.
Un gioco: nascondere e scoprire. 
Sei un'avversaria sveglia, Blu. Fingi di essere in svantaggio. Controlli tu la partita. Se dobbiamo farci la guerra, tanto vale intrattenerci a vicenda. 
Altrimenti all'inizio perché mi hai provocata?


Questo è stato uno dei tanti libri che attendevo tradotto in questo 2020, fin da quando lo avevo visto vincere a man bassa parecchi premi e riempire i social di recensioni molto estremistiche. Un po' tutti lo definivano "un libro che si ama o si odia" e già questo è un valore di partenza per una lettura.
Da che parte mi sono schierata?
Mah, in realtà in una zona molto grigia, ma parecchio grigia, perché sostanzialmente non ci ho trovato granché per salire sulle barricate. Cioè, se vi piacerà, bene, se no, amen, non farete torto a nessuno sostenendo di non aver letto chissà che testo fondamentale.

Una prima nota è dovuta al formato stesso: ok, avevo visto un po' di foto delle edizioni originali e sapevo che erano poco più di duecento pagine, ma non mi aspettavo un libretto così piccino picciò: è un flessibile con l'impaginatura a margini più stretti del normale, in pratica un romanzo breve allungato per giustificare una stampa a sè. Il fatto, poi. che sia addirittura un lavoro a quattro mani, mi ha fatto cadere ancor di più le braccia (neppure 20.000 parole a testa...). 

Ora, non dico, che a questo punto mi sarei aspettata ogni singola frase da annotare, ma quasi.
Invece, insomma, è solo un racconto interessante, nulla di più. 
Esercizio stilistico 10, pretenziosità 10, emozioni 0.


Cara Blu, 
ti invio questa lettera su una stella cadente. il rientro la intaccherà e la metterà a dura prova ma non la scioglierà.


E lo dico da super amante del genere "racconto".
Entrambi gli scrittori sono docenti di scrittura creativa e si se sente. Il loro stile è un amalgama di ispirazioni pregresse, con tante frasi ad effetto dosate qua e là per stupire, un dispiegarsi volutamente ambiguo e oscuro in linea con il concetto "se il pubblico medio non comprende, allora è narrativa d'autore". Ma fondamentalmente è pigrizia di non preoccuparsi a spiegare: l'Agenzia e il Giardino non sono identificati in una struttura e in uno scopo, la guerra tra le trecce del tempo non ha una sua logica, le agenti in gioco sono personaggi che appaiono e scompaiono e che non ci danno un motivo perché ci possa fregare qualcosa di loro.

Quanto all'idea finale (evito spoiler), vista e stravista e altrove assai meglio sviluppata.
Senza contare che il flusso ininterrotto di pensieri, senza una boccata d'ossigeno e di semplificazione, lascia soltanto con un gran mal di testa.


Nessuna morte ti resta addosso tranne l'unica che conta.

Amarilli

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