Pensieri e riflessioni su "Portrait" di Joyce Lussu

Titolo: Portrait
Autore: Joyce Lussu
Editore: L'Asino d'Oro
Collana: Omero
ISBN: 8864430768
ISBN-13: 9788864430768
Pagine: 145
Sinossi:
L’ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile: dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers; dalla clandestinità, alla guerra antifascista; dall’incontro con il patriota Emilio Lussu, alla ricerca di grandi poeti da tradurre, dal ’68, alle lotte femministe e a quelle del popolo curdo e più recentemente ambientaliste.
La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale. Una donna vitale, intelligente, coraggiosa che, raccontando se stessa svela pensieri e passioni, denunciando, con una semplicità e immediatezza spesso disarmanti, verità enormi e problemi di tutti i giorni, sia politici che umani.
Ecco una lettura dei fatti vissuti in prima persona che, con parole semplici e toccanti fa aprire gli occhi su realtà importanti e profonde: dal rapporto uomo-donna a quello genitori-figli.
Attività politica, interessi personali, affetti, identità sociale, speranze concrete per il futuro: tutto questo era Joyce Lussu, senza mai perdere la sua vitalità, il suo entusiasmo, il suo pensiero e la sua ricerca personale, mai come ora un vero punto di riferimento per tutti.

Il mio pensiero:
Portrait è l'autobriografia di una donna d'altri tempi. Una donna forte, coraggiosa, spregiudicata, amante della vita e salda negli ideali, convinta del fatto che alla donna non spettassero le retrovie della storia, ma la prima linea.
Un'autobiografia che va letta per riscoprire la coscienza femminile, la clandestinità durante la guerra antifascista, il patriottismo, le lotte femministe, la resistenza e tutti quei valori che al giorno d'oggi sembrano ormai dimenticati: «lottare fino in fondo, coincideva con il minimo necessario di dignità umana».
Una donna che ha segnato la storia in punta di piedi, a volte anche magari restando all'ombra di quella grande quercia rappresentata dal marito ministro Emilio Lussu. Una donna che ha anticipato i tempi.
Un'autobiografia che scorre tutta d'un fiato perchè scritta con parole semplici che arrivano direttamente alla coscienza del lettore, per smuoverlo, per farlo riflettere su realtà importanti.
Come scrive Giulia Ingrao nella sua prefazione una donna vitale, affettiva, dotata di grande fantasia, forza e coraggio nel suo continuo percorso sempre atto a non perdere di vista quegli ideali rispettabili. «Una donna per». Costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e le possibilità della vita.

Un salto nel passato, quando ancora i genitori della giovane Joyce, si ingegnavano a farla divertire con le cose che non costano nulla, come le passeggiate ai giardini Boboli e alla Certosa di Monte Senario, con osservazioni di piante e panorami... 
Quando ancora i più piccoli leggevano il "Corriere dei Piccoli", prima rivista settimanale di fumetti dell'editoria italiana.

Entriamo nel podere della famiglia dei suoi nonni per scoprire la fama di uomo saggio del padre di suo padre, e scoprire come quest'ultimo fosse stato fonte di perplessità e amarezze per aver intrapreso la carriera da intellettuale anzichè la carriera militare.
Toccanti tanti episodi della sua vita, come quando a soli nove anni ricevette dei manrovesci per non aver elogiato il fascio e Mussolini: «Ma io sarei morta piuttosto che perdere la stima dei miei genitori».
Il passaggio per la Svizzera... la loro sistemazione al castello de Martheray, l'amore per i cavalli... l'incontro con Don Benedetto Croce, un grande maestro perchè la stimolava a riflettere e ad esprimersi con lucidità e chiarezza.
Per giungere alla scoperta dell'amore. Quell'amore per un grande uomo. Uomo, amante, marito, un ideale, uno stimolo. Emilio Lussu era tutto questo per Joyce e molto altro.
E lei con pazienza, forza e coraggio riuscirà a dimostrare a questo patriota, rivoluzionario militante, scapolo senza donna ne dimora fissa, che «il vero amore per la casa non è un amore patrimoniale, per il valore che essa può avere sul mercato: si può avere una casa anche facendo una vita randagia».
Dimostrerà la sua forza d'animo anche quando andrà in Inghilterra come unica donna per affrontare tre mesi di addestramento militare in un campo-caserma per combattenti dei paesi occupati dalla Germania.
Aguzzerà l'ingegno e la sua caparbietà nel diventare la traduttrice e portavoce di quei poeti rivoluzionari del Terzo mondo. 

Non c'è altro da aggiungere se non che è la biografia di una «grande donna». L'hanno definita tutti così. Avrei voluto trovare un aggettivo diverso, ma non si può, perchè calza a pennello per questa "eroina" anglomarchigiana.

«Mi svegliavo dal sonno, quando vidi un mercante di rose.
Ne fui tutto felice. Mi dai, gli chiesi, una rosa,
una rosa in cambio del cuore?
Avevo un cuore solo, pieno di miserie e tristezza.
Non credevo che avrebbe dato una rosa per il mio cuore
una rosa per il mio cuore...»

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