Pensieri su "La rilegatrice di libri proibiti" di Belinda Starling

 


È il 1859 a Londra e Peter Damage, uno dei più rinomati rilegatori di libri della capitale inglese, si trova costretto dalla malattia, un'artrite reumatica che gli deforma le mani, e dall'impellente bisogno di denaro, a consentire a sua moglie Dora di praticare l'antica arte della rilegatura. È una decisione dolorosa, visto che da sempre quest'arte è trasmessa nella sua famiglia per via maschile.
Nel giro di poco tempo, con l'aiuto dell'apprendista Jack Tapster e del rifinitore tedesco Sven, Dora Damage, però, non solo padroneggia perfettamente i segreti della rilegatura, ma allarga considerevolmente il giro d'affari del laboratorio di famiglia acquisendo nuovi clienti. Spicca tra questi un gruppo di altolocati aristocratici, cultori delle libertà in ogni campo e in particolare della libertà di collezionare libri pornografici.
Il brillante sir Jocelyn Knightley, la sua ardente consorte Lady Sylvia e la loro cerchia di raffinati amici commissionano a Dora preziose rilegature in pelle sotto cui celare le opere proibite nell'Inghilterra vittoriana: la celebre Fanny Hill, le memorie di una donna di piacere, oppure il Satyricon di Petronio o l'Ars Amatoria di Ovidio, per cui Dora progetta una copertina di marocchino verde scuro con una fodera scarlatta. Col marito invalido e una bambina di cinque anni epilettica, la piccola Lucinda, da assistere, e il laboratorio di famiglia da mandare avanti, Dora conduce un'esistenza per cui può soltanto indovinare le illecite attività di lord Knightley e della sua cerchia. La certezza, però, che il desiderio e le aspettative romantiche siano definitivamente escluse dalla sua vita è destinata a vacillare nell'istante in cui compare all'orizzonte Din Nelson, uno schiavo nero americano venuto a cercare rifugio nel vecchio Continente.
Romanzo storico, che congiunge fascinazione vittoriana, eros proibito e un'antica e nobile arte, La rilegatrice dei libri proibiti ci offre, con Dora Damage, un'eroina di grande energia che si batte con coraggio contro le discriminazioni, oltre che un ritratto memorabile della Londra della metà dell'Ottocento, una città in cui i ricchi aristocratici indulgono in segrete ossessioni e le classi popolari devono fare i conti con la sopravvivenza.


La rilegatrice di libri proibiti
Titolo originale: The Journal of Dora Damage
Autrice: Belinda Starling
Editore: Neri Pozza
Pagine 480
Uscita: gennaio 2008



«Vorresti far prigioniero l'amore?»
«No. Ma ho bisogno di sicurezza. Voglio tenermi strette Le cose che amo. Se tu avessi solo un pezzo di stoffa sono sicura che ne faresti una vela e solcheresti gli oceani in lungo e in largo. Io invece mi ci nasconderei sotto».


Questo romanzo storico partiva con premesse molto accattivanti, almeno per me: un argomento interessante come la repressione di testi espliciti o semplicemente di anatomia in epoca vittoriana, il moralismo della medesima epoca, la condizione della donna nelle classi piccolo-borghesi, persino un aspetto simil thriller sullo sfondo... eppure, tutto ciò non è bastato a lasciarmi pienamente soddisfatta.

Ci troviamo in una rilegatoria londinese, nel 1859, dove il padrone di bottega sta soccombendo all'artrite. La giovane, e ben più pragmatica, moglie prova a proporre, allora, ciò che sta facendo - di fatto- da sempre: sostituirsi a lui e portare avanti le commesse. Ma l'uomo non sopporta lo scandalo, è disposto a chiudere, morire in miseria, lasciare a casa i dipendenti, pur di non subire l'affronto di una donna che lavora e che osa, addirittura, gestire l'attività di famiglia. Così Dora è costretta a farlo di nascosto, entrando in contatto con clienti molto particolari e specializzandosi, un po' per curiosità e un po' per ricatto, nel rilegare e disegnare meravigliose copertine enigmatiche per testi licenziosi, anticonvenzionali, addirittura illustrati.
Una donna fuori ruolo che tratta opere fuorilegge, in sostanza, anche perché, pur avendo una figlia, Dora non è mai stata consapevole del proprio fisico e delle pulsioni sessuali. Ad alimentare la sua nuova visione delle cose, arriva poi uno schiavo di colore, in fuga dagli Stati Uniti e sfruttato come stranezza esotica dalle dame della buona società.

Ma siamo pur sempre in un'epoca di pudore ostentato e ipocrisia strisciante, dove chi è al potere può permettersi di indulgere nel vizio, salvo punire con severità chi non si conforma e non ha protezione. In una tale confusione, Dora prova a destreggiarsi con le poche conoscenze che ha.

Come detto, la trama è ricca e ci sono plurimi spunti sociali da approfondire. Però, è come se, dopo tanto rimuginare, non si arrivasse mai al punto di svolta. C'è un finale, certo, ma non è uno sviluppo completo, tante cose restano in sospeso, e Dora raccoglie più promesse e speranze che risultati.

Nessun commento:

Powered by Blogger.