Pensieri su "Tempo di illusioni" di Stefania De Prai Sidoretti


Italia- Etiopia, 1935

Hanno giurato di essere amici per sempre. Davide, l'impavido alza sottane; Tito, il coraggioso idealista; e Marcellina, che di colpo è sbocciata e si è fatta donna.
Ma si può restare fedeli agli altri, se la guerra ci fa dimenticare chi siamo?
Quando gli ideali crollano e le illusioni scompaiono, e la meravigliosa terra di Etiopia si trasforma da paradiso a scenario di atti scellerati, è possibile restare umani?
Un romanzo che racconta una pagina di storia che abbiamo preferito dimenticare, un libro coraggioso che guarda in faccia il lato oscuro dell'epoca coloniale italiana.
Una storia avventurosa, dove l'Africa mostra tutta la sua feroce bellezza, e in cui l'amore sopravvive tra mille ostacoli.

Titolo: Tempo di illusioni:
Autrice: Stefania De Prai Sidoretti
Editore: self
Pagine 358
Uscita: 16 novembre 2025
* ringrazio moltissimo l'autrice per la copia fornita


Faccio una premessa per questa lettura: concordo perfettamente con l'autrice quando osserva che, oggigiorno, è molto più facile scrivere un romance in stile regency inglese, avvalendosi di elementi patinati e rassicuranti, piuttosto che affrontare un periodo storico nostrano, e soprattutto un contesto storico ancora scomodo da menzionare, come i decenni precedenti alla seconda guerra mondiale.
Invece, qui, il contesto, talora deprecato e quasi relegato all'oblio, come polvere sotto il tappeto, ma non meno intenso o eroico (per chi in quel momento lo viveva nel concreto, avvalendosi di un punto di vista assai più limitato e cresciuto tra miti e slogan imperiosi) è la guerra d'Etiopia, la "fascistissima" guerra voluta da Mussolini nel 1935.

Per questo, ben fa Stefania De Prai Sidoretti a riprendere le atmosfere di un'epoca misconosciuta, rivedendole con occhio moderno, per farci sentire ancora "il mal d'Africa che colpì chi attraversò il mare, credendo di inseguire un sogno esotico, e si ritrovò in un incubo."

Con questo romanzo, in particolare, riprende le vicende dei figli dei personaggi di un'altra sua opera che narrava la conquista della Libia: Davide, Marcella e Tito sono poco più che ventenni, ma già impegnati e convinti di voler far parte della "Storia", come soldati o come infermieri, attratti dall'idea di lasciare un segno e di vivere una passione appieno, come è tipico di chi sta ancora crescendo e vede tutto nuovo, sfavillante, ricco di possibilità da sfruttare.
E, comunque, in Africa sta accorrendo tutta una serie di personaggi famosi, avventurieri, leader militari, sognatori in cerca di progresso e successi, tra piccole realizzazioni e fulgenti ambizioni: ben presto, i tre giovani amici si ritrovano coinvolti in un'impresa più grande di loro, dove l'amore conteso per la bella Marcellina è soltanto una delle tante sfaccettature sullo sfondo della guerra.

Dunque, questo non è soltanto un romanzo sentimentale, ma anche un minuzioso affresco storico-sociale, con la ricostruzione della Roma degli anni '30, tra canzoni, moda e film atmosfere, che riesce a spiegare e a rivelare perché le nuove generazioni, persino quelle di origine ebraica, credessero nelle parole del Duce e in un futuro di gloria italica, e perché si partisse per il fronte africano con la convinzione di andare a fondare un impero, ignorando o facendo finta di ignorare il prezzo di sangue versato, i massacri con l'iprite, l'ipocrisia di quello che si avviava a divenire un regime cieco e le avvisaglie della deriva violenta e razziale già evidenti all'orizzonte.

Un affresco ben reso, mai edulcorato, sempre credibile anche se cruento.
Il romanzo, è vero, si chiude, come pretende il genere, con un ritorno a casa e con una coppia innamorata, e con un meritato lieto fine, ma anche con una sensazione di sofferenza e impotenza che incombe, e che solo il lettore può già prevedere.

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