Pensieri su "UNA FAMIGLIA PER IL BARONE" di Carol Arens



Inghilterra, 1890
Benché figlio ed erede del Barone di Haversmere, Joe Steton è cresciuto in America, e ora che è giunto in Inghilterra per visitare la tenuta di famiglia per conto del padre, ha portato con sé oltre ai bagagli anche la sua parlata schietta e i suoi modi rudi, che gli procurano da subito la disapprovazione del ton. L'incontro con la rispettabile, nonché bellissima vedova Olivia Shaw si rivela quindi davvero propizio: non solo lei si dice disposta ad aiutarlo ad acquisire le maniere di un gentiluomo, ma Joe trova in lei e nel suo bambino la più tenera delle compagnie. Al punto che si sorprende presto a domandarsi come donare loro il proprio cuore, quando la sua vera vita lo aspetta al di là dell'oceano. Incredibilmente, a fargli trovare una risposta saranno degli strani incidenti e un fantasma...



Una famiglia per il barone
Autrice: Carol Arens
Edizione: Harper Collins Italia
Pagine 235
Uscita: Maggio 2020
Trovate la serie nel mio HISTORICAL ROMANCE JOURNAL - Autrici Straniere





Mi ha fatto sorridere l'inizio singolare della storia: Olivia (vedova perfettina) e Joe (appena arrivato dal Wyoming, Stati Uniti, con tanto di cappello) arrivano allo stesso cimitero di Londra per cercare la tomba dei rispettivi parenti; si incontrano a causa del figlioletto di lei (che adora i cowboy) e hanno entrambi il sospetto che ci abbiano messo lo zampino (supportati anche dal bimbo che crede nei fantasmi) il fratello defunto di lei e la madre defunta di lui.
Diciamo che questo elemento dei fantasmi torna ancora nel romanzo, tra la fantasia fervida di Victor e presenze del passato che tentano di molestare la felicità della coppia.

Ho poi scoperto che Olivia e gli altri membri della sua famiglia erano già presenti in un precedente romanzo che non ho letto (La contessa americana), ma, pur valutando la storia come autonoma, l'ho trovata senza infamia né lode, piuttosto tranquilla.

Certo, Joe è nettamente più simpatico e spontaneo, con i suoi modi rustici e la preoccupazione di accasare bene la sorella Roselina.
Al contrario, non si capiscono gli scrupoli di Olivia a sposarsi, visto che non ha rimpianti per il precedente marito, sa di essere un peso per la famiglia di origine e qualche nobile attenta alla sua virtù ritenendo che sia una preda sola e indifesa.
Insomma, è un elemento fuori luogo alle feste e tutti auspicano un veloce reinserimento in un nuovo nucleo familiare. Trova (in un cimitero, senza neppure bisogno di sorbirsi ulteriori Stagioni e mercati matrimoniali) un omaccione gentile, protettivo, in sintonia con il figlioletto, amante dei cani, persino barone e sostanziosamente ricco... e che fa?
Cincischia per un intero libro, tra dubbi e scuse inesistenti.

Non è che accada molto altro: forse, se la protagonista fosse stata più decisa, si sarebbero raggiunte a fatica le duecento pagine.

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