Pensieri su "La casa lungo il fiume" di Catherine Cookson

 

Nella seconda metà dell'Ottocento l'Inghilterra vittoriana è un vero crogiolo di contrasti e mutamenti, e sotto una vernice di rigoroso perbenismo si agitano fremiti di soffocata sensualità. In una società dove i modi impeccabili servono a mascherare l'intima corruzione, la freschezza giovanile e l'irruenza di Nancy Ann Hazel, figlia di un parroco di campagna anglicano, non possono che scontrarsi con la malevolenza ipocrita di chi è abituato a preoccuparsi solo delle apparenze. Del resto la vivacità di Nancy Ann, se da un lato suscita la divertita indulgenza della nonna, procura non poche ansie e preoccupazioni alla madre della ragazza, desiderosa di farla diventare una «vera signora».
E certo per la figlia di un ecclesiastico non è considerato decoroso correre a perdifiato per i campi o essere coinvolta in una rissa con i peggiori ragazzacci del paese. Ma proprio dal ricordo degli anni spensierati dell'adolescenza Nancy Ann trarrà il coraggio e la forza d'animo indispensabili ad affrontare le prove sempre più dure che segneranno le tappe della sua dolorosa maturazione. Come il fiume che scorre attraverso le proprietà di due uomini diversissimi eppure accomunati dal fascino che su di loro esercitano l'ingenuità e il brio della «ragazzina della canonica» - lo schivo e introverso Graham Mercer e il seducente ma dissoluto Dennison Harpcore -, come quel fiume spietato e sognante che conosce ristagni e piene improvvise, correnti tumultuose e secche repentine, così la vita di Nancy Ann oscillerà a lungo tra la felicità più radiosa e gli abissi della disperazione, in una continua, affannosa ricerca della felicità che solo il vero amore può garantire.

Autrice: Catherine Cookson
Titolo: La casa lungo il fiume
Titolo originario: The Parson's Daughter
Edizione: Salani / Euroclub
Uscita: 1990




Ecco un tipico Historical romance fine anni ‘80, con trame drammatiche, differenze sociali, famiglie consumate dalle convenzioni e dalle aspettative, ricchi proprietari terrieri che, alla fine, svaniscono senza la solita discendenza legittima.
Ho letto la versione italiana (La casa lungo il fiume) uscita nel 1990 in edizione Euroclub, un libro che giaceva da trent’anni in soffitta prima che lo scoprissi quest’estate. In effetti, era da tempo che desideravo leggere qualcosa di Catherine Cookson, autrice prolifica, attiva prima del 2000.

Ci troviamo nella seconda metà dell’Ottocento, quindi durante il periodo inglese vittoriano, tra mutamenti sociali e bigottismo, tra vecchi valori arroccati dietro l’ipocrisia e la disperazione di cercare fortuna in Canada o nella selvaggia Australia.
La famiglia di un parroco di campagna è stata cresciuta tra rigore e severità; i due figli maschi sono studenti universitari, destinati all’insegnamento, mentre la piccola Nancy Ann è un peperino che non accetta di dover essere educata e comportarsi in modo totalmente differente.
Fin da bambina è affascinata dalla presenza del ricco confinante, il seducente, estroverso e libertino Dennison, che è, a sua volta, affascinato dalla simpatia e della ingenuità di quella che tutti chiamano la “ragazzina della canonica”.

Quando lei compie 18 anni, lui si presenta a chiederla in sposa, promettendo di cambiare vita in cambio di una moglie giovane, fresca e apparentemente malleabile. Non sarà così.
Piccoli screzi quotidiani e dolorose tragedie scuoteranno la vita della protagonista, che passerà attraverso ben tre matrimoni, lutti, delusioni, tradimenti, lottando ogni giorno per trovare una felicità più ideale che duratura.

Un romanzo assolutamente scorrevole e senza pause, ricco di sorprese e di sentimenti intensi. In cui le tematiche principali sono le relazioni age-gap, gli amori tramutati in ossessioni e le vendette covate a lungo e servite fredde.
Ben riuscita anche la parte corale, con le storie dei domestici e dei personaggi di contorno, tra tutti la formidabile nonna Hazel.

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