Pensieri su "Intrighi e bugie a Piccadilly" di Laura Shepherd-Robinson



È un’estate complicata quella del 1749 per Hannah Cole. Ha appena riaperto la sua pasticceria a Piccadilly, nel cuore di Westminster, dopo la tragedia che ha spazzato via ogni certezza: il marito Jonas è stato trovato morto, vittima di un’aggressione ancora senza movente né colpevoli. Hannah è una vedova di quasi trent’anni e a ogni costo deve tenere a galla la sua attività: il lavoro non è soltanto sopravvivenza, è felicità; adora solleticare i peccati di gola dei suoi clienti, addolcire la loro vita. Ma i fornitori, uno dopo l’altro, le stanno voltando le spalle: chi vuole far credito a una donna? Poi, una mattina, in negozio si presenta un affascinante gentiluomo, tale William Devereux, che dice di essere vecchio amico del fu marito di Hannah, consulente di risparmi nonché portatore di ottime notizie: Jonas le ha lasciato una – provvidenziale – rendita. Inoltre, Devereux le magnifica le virtù di una nuova delizia italiana che chiamano gelato, e lei già s’immagina frotte di golosi alla sua porta. Ma i guai la ritrovano sempre: il tesoretto non passa inosservato e c’è chi sospetta sia frutto di attività illecite. Come Henry Fielding, celebre romanziere ma soprattutto magistrato inflessibile. Così, con l’aiuto di Devereux, Hannah si avventura tra vicoli, taverne e bische della Londra georgiana, pronta a rischiare tutto per salvare il suo gruzzolo e la sua libertà. In un mondo popolato di ombre e inganni, una donna deve sapere che non può fidarsi di nessuno, neanche di chi pensava di conoscere meglio di sé stessa.


Intrighi e bugie a Piccadilly
di Laura Shepherd-Robinson
Editore: Neri Pozza
Pagine 336
Uscita: 10 luglio 2026




Proprio questo è il problema delle storie, specialmente quelle che scriviamo per noi stessi: 
talvolta si pensa che siano concluse e invece sono appena cominciate.

Ho già avuto modo di elogiare i romanzi di Laura Shepherd-Robinson in passato, in quanto riesce a combinare un'accurata ricostruzione del periodo georgiano inglese, con attenzione agli aspetti politico-sociali, trame investigative che ruotano intorno a un intrigo/mistero e notevoli protagoniste femminili che si destreggiano con i mezzi concessi loro dalla realtà in cui vivono.

La vicenda in questione si svolge a Piccadilly, quartiere londinese ricco di botteghe e artigiani, dove la dolce Hannah si trova a riaprire la pasticceria di famiglia, dopo aver perso il marito, l'operoso faccendiere Jonas, durante una rapina: la vita è grama, se sei una donna e devi avere a che fare con fornitori, clienti, apprendisti e vicini invidiosi e pettegoli.

Anche perché le indagini, condotte dal magistrato Henry Fielding (proprio colui che ha scritto “Tom Jones”, specchio di quel periodo) sono ancora in corso, c'è un'eredità inaspettata che, però, come donna, lei non può rivendicare da sola, e l'unico che vuole aiutarla è un amico del marito, il dolce William, l'unico anche capace di darle giusti suggerimenti. Come il gelato, ad esempio, il dolce italiano, praticamente sconosciuto a Londra e assai complicato, se non impossibile, da preparare lontano dall'Italia.

L'aspetto più azzeccato del romanzo è la struttura narrativa: in pratica, il lettore conosce sin dall'inizio più di un segreto, ma è inerme, non piò parlare con i personaggi di carta ed è costretto, suo malgrado, ad assistere agli sviluppi, in quella che è un po' una lotta contro il tempo.

Come sempre, il finale è amarognolo, perché anche nel Settecento inglese la felicità era merce rara, e l'autrice non intende barare né illudere sul punto.


Scegli con saggezza, carissima. 
Scegli un uomo buono, che attribuisca valore all'onore, 
che ti doni tutto ciò che meriti e che non limiti mai il tuo mondo.

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