Pensieri su "In memoriam" di Alice Winn

 

Alla fine di tutto, per tutti,
l’inverno diventa primavera.

Quando ha ascoltato per la prima volta i versi di In Memoriam di Tennyson, Gaunt era all’ultimo anno di scuola. Ricorda perfettamente la voce baritonale del suo migliore amico Sidney mentre li recitava nel cortile del collegio, in un pomeriggio plumbeo. È stata una bella giornata, quella, pensa, sdraiato su una brandina cigolante, con la testa bendata e la mascella rigida. Rigida come la bocca spalancata del soldato che ha calpestato fuggendo per trovare riparo in trincea. Non riesce a toglierselo dalla testa e le uniche cose che lo tengono ancorato alla realtà sono Tennyson e le lettere che Sidney gli ha inviato dall’Inghilterra, dandogli notizie sui compagni, sulle lezioni, sugli studi. Gaunt darebbe l’anima per tornare a quei giorni, a discutere di metrica e poesia greca, invece di indossare la divisa. In collegio l’eco delle bombe e dei proiettili era pioggia, qui è tuono insondabile. Eppure ci sono quei versi. Eppure ci sono due braccia che lo stringono forte e un corpo caldo con cui condividere il misero spazio della brandina. Il respiro di Sidney, accanto a Gaunt, lo rassicura e, lentamente, lo rende consapevole del cuore che batte. D’altronde, la letteratura lo insegna: la tragedia della guerra non può annientare l’amore.
Una storia che racconta ombre e luci dell’inizio del Novecento, attraverso gli occhi di due giovani uomini che trovano l’uno nell’altro la forza di superare l’insensatezza del conflitto e consolazione nell’immortale lezione dei classici, appresa tra i banchi di scuola.


Titolo: In memoriam
di Alice Winn
Editore: Garzanti
Pagine 467
Uscita: 5 settembre 2023




Era un venerdì al crepuscolo. Nella Terra di nessuno, gli scheletri malconci degli alberi si assottigliavano alla luce delle stelle e il cielo, di tanto in tanto, regalava curiosi sprazzi di bellezza, che gli uomini menzionavano nelle loro lettere, descrivendo i tramonti con dovizia di particolari alle loro fami-glie, come se al fronte si ammirassero solo nubi cremisi e polverosi raggi di luce.


Altro volume recuperato quest'estate dagli scatoloni in attesa della nuova libreria.
Dunque, ero stata più che avvisata della tristezza della storia; non avevo tanta voglia di letture & lacrime, ma contavo su qualche vibes alla dark academia (un po' come Pace Separata di Knowles, anche se qui siamo fermi al 1915, prima guerra mondiale.).

Questo è, in soldoni, il racconto di un grande imbroglio perpetrato ai danni di qualche milione di giovani mandati a morire sul fronte franco-tedesco, non importa da che lato.

Certo, ci andarono ricchi e poveri, analfabeti e allievi dei college più prestigiosi, nobili e non titolati.
Anche gli studenti di college vengono convinti di star sprecando gli gli anni migliori, come se fossero illimitati. In realtà, stanno solo crescendo, godendo della frivolezza dell'adolescenza, formandosi nella poesia, nella cultura e nella bellezza, appagati di una felicità momentanea e instabile, e che non ritornerà più nella vita.
Gli adulti li chiamano alla guerra, illudendoli che solo nel fragore del campo di battaglia si assumeranno le responsabilità del loro ruolo: orgoglio per i padri, onore per il buon nome della famiglia, buona reputazione per le sorelle da maritare, difesa contro le invidie e le malelingue dei benpensanti.

Così l'etereo Elly, poeta e amante dei versi di Tennyson, e Gaunt, solido studioso dei classici greci e latini, partono per il fronte. Troveranno morte e separazione, troppo tardi, forse, per poter confidare sentimenti nell'aria malsana di una trincea. 
La guerra cambierà, in realtà, tutto; toglierà brillantezza e smalto, lascerà carni ferite e invecchiate, e cancellerà le stesse famiglie che si illudevano di poter ricavare prestigio dai propri sacrifici e dai propri soldati.

Ho apprezzato il contorno di cupa malinconia extra-bellica, meno le scene cruente della decimazione. 
4 stelle (ma non è merito della Winn) per gli ampi stralci poetici da In Memoriam A.H.H.: "è meglio avere amato e perduto, che mai e mai avere amato".


Gaunt voleva i classici: Plutarco, Senofonte e Tucidide, 
uomini che dimostravano che i problemi di Gaunt erano antichi e superabili. 
Erano lucidi, i Greci. 
Non travestivano il mondo di romanticismo e cavalleria, 
non inducevano gli sciocchi dal cuore poetico verso il male.



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