Pensieri su "Il palazzo d'inverno" di Eva Stachniak
Varvara Nikolaevna ha sedici anni quando diventa una "protetta della Corona", una di quelle ragazze, orfane o abbandonate, al servizio dell'imperatrice Elisabetta Petrovna, la figlia minore di Pietro il Grande, salita al trono di Russia nel 1741. Orfana di un legatore polacco, svelta e già priva di tutte le illusioni proprie dell'adolescenza, abbastanza carina da doversi difendere da mille attenzioni nei corridoi del Palazzo d'Inverno, Varvara Nikolaevna rimarrebbe una delle innumerevoli e anonime ragazze del guardaroba imperiale, una goffa cucitrice vessata dalla capocameriera di corte madame Kluge, se non si imbattesse un giorno nel conte Bestuzev. Cancelliere di Russia e, secondo le voci ricorrenti tra le cucitrici, uno degli uomini che riscaldano spesso il letto di Elisabetta Petrovna, il conte cerca di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che accade nella residenza imperiale. Nella giovane Nikolaevna scorge una possibile portatrice della "verità dei sussurri ", la servetta capace di aprire cassetti nascosti, di staccare e ripristinare abilmente la ceralacca dalle lettere, di riconoscere all'istante libri cavi, bauli con doppi fondi, meandri di corridoi segreti. Dopo averla istruita all'arte di origliare senza farsi scoprire, le affida perciò il più delicato dei compiti: tenere d'occhio la principessa Sofia Federica Augusta Anhalt-Zerbst, la giovanissima tedesca scelta da Elisabetta come consorte dell'orfano di sua sorella, Karl Peter Ulrich, duca di Holstein, il quindicenne nominato principe ereditario...
Il palazzo d'inverno
Autrice: Eva Stachniak
Titolo originale: The Winter Palace
Editore: Neri Pozza - BEAT
Pagine 416
Uscita: 15 settembre 2014
«Tieni d'occhio ciò che si annida nell'ombra, Varvara.
Nel momento in cui ti fermerai, qualcun altro prenderà il tuo posto».
Speravo davvero di apprezzare lo stile di Eva Stachniak, dal momento che ho acquistato tre suoi romanzi storici in un colpo solo; il primo si è rivelato, in effetti, uno storico accurato e avvincente, tra l'altro ambientato in un'epoca su cui non ho letto molto: parlo dell'inizio del regno di Caterina la Grande, quindi della Russia della seconda metà del 1700.
Più che una biografia di Caterina in senso stretto, tuttavia, il romanzo adotta il punto di vista di Barbara, bambina polacca arrivata a San Pietroburgo al seguito del padre, rinomato legatore, nel 1740.
Una volta orfana, la sedicenne viene accolta a corte, sotto la protezione della zarina Elisabetta, e qui, barcamenandosi tra i ranghi più bassi della servitù, viene promossa "lingua" dal cancelliere del tempo, grazie alla sua istruzione e alla sua scaltrezza.
Tieni le mani in tasca, impara l'arte della dissimulazione.
Quando verrai interrogata, anche per scherzo, anche en passant, avrai soltanto pochi secondi per nascondere ciò che pensi, per dividere la tua anima e celare ciò che non vuoi si sappia. Occhi e orecchie di un inquisitore non hanno eguali. Dammi retta. Io lo so.
La spia più pericolosa è colui che non sospetti.
Varvara, dunque, pur essendo straniera e cattolica, inizia a muoversi tra stanze e corridoi, spiando per conto del suo mentore, ma anche della zarina; e quando giunge in Russia la futura sposa dell'erede Pietro, la principessa tedesca Sofia (prima del cambio di nome russo in Caterina), sarà scelta per spiare e affiancare anche lei.
Quasi coetanee, le due giovani svilupperanno una solida amicizia e cresceranno tra matrimoni infelici e figli, tra cambi di potere, tradimenti e guerre tra potenze europee, tra palazzi d'estate e d'inverno della corte degli zar.
Tuttavia, anche se Varvara cercherà sempre di integrarsi in una terra non sua, cercando di comprenderne tradizioni e mentalità, faticherà a stare al passo del grande doppio o triplo gioco delle spie, finendo per ritrovarsi manipolata più che manipolatrice, marionetta mossa da fili altrui, se non comparsa.
Il libro si chiude con l'ascesa (sanguinosa) di Caterina sul trono, e lei sì che gioca da protagonista.
Un affresco vivido e molto realistico, oltre 400 pagine di Storia e microstorie che scorrono via.
Le spie di cui si sa qualcosa sono quelle che vengono scoperte o quelle che si rivelano.
Le prime sono state così sciocche da lasciarsi dietro una traccia fatta di parole; le seconde hanno motivi del tutto personali. Forse desiderano confessare perché non resta loro altro che aridi ricordi del ruolo avuto un tempo. O forse desiderano lanciare un avvertimento.


























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