Pensieri su "L' Armonia segreta" di Geraldine Brooks



È l’alba di una calda estate del X secolo a.C. quando il piccolo Natan è destato dal sonno da grida atroci, provenienti da ogni parte del villaggio lungo le rive del Mar Rosso, dove da tempo immemorabile la sua famiglia esercita il mestiere di vignaioli. Si precipita fuori casa, e la scena che si apre davanti ai suoi occhi è raccapricciante. Suo padre e suo zio giacciono in un lago di sangue, e davanti ai suoi occhi, la daga ancora stretta nella mano, si erge l’assassino: David, il figlio di Yshay di Bet Lehem. Accampato nei pressi del villaggio, chiedeva da qualche giorno una decina di otri di vino e qualche sacco di datteri per sé e i suoi uomini e, dinanzi al rifiuto del padre di Natan, è penetrato furtivamente di notte tra le case per vendicarsi.
Col volto rigato di lacrime, Natan fissa negli occhi quel giovane uomo noto nell’intero Israel per il suo coraggio, la sua audacia e il suo talento nel trarre le armonie più segrete dall’arpa che tiene sempre con sé. Da ragazzo, a Emeq Elah, ha messo in fuga i Filistei, uccidendo con un colpo di fionda ben assestato il gigante Golyat. Valente guerriero, è stato a capo di tutte le armate di re Shaul, finché un giorno il re, accecato dalla gelosia, gli ha scagliato contro una lancia, e lo ha costretto alla fuga e a una vita da brigante e predatore di villaggi indifesi.
Natan dovrebbe esplodere d’ira e di rabbia, ma, mentre una strana calma si impadronisce di lui, comincia a proferire delle parole che non riesce a sentire, ma che turbano profondamente David e i suoi compagni. Parole dettate da una Voce che parla attraverso la sua bocca. Parole che annunciano una grande profezia: il figlio di Yshay di Bet Lehem, il guerriero divenuto brigante per volontà di Shaul, sarà incoronato re di Yehudah, farà un solo popolo delle tribù del Nome, fonderà il regno imperituro di Israel. E lui, Natan, piccolo pastore e vignaiolo del Mar Rosso, sarà il suo profeta.
Da eroe a brigante, da re amato a despota, tutti i volti di re David emergono in questo libro, in cui l’autrice di Annus mirabilis ripercorre l’appassionante storia di un uomo che oscilla tra verità e leggenda, creando un magnifico romanzo d’avventura e, insieme, una magistrale epopea sulla fede, il desiderio, l’ambizione, l’amore e il tradimento.


Titolo: L'armonia segreta
(The Secret Chord)
Autrice: Geraldine Brooks
Editore: Neri Pozza
Pagine: 263
Uscita: 26 novembre 2016



Ma le storie che nascono intorno a un re sono come tralci possenti, che soffocano e fanno avvizzire ciò su cui si attaccano, mentre nel frattempo le radici si essiccano e muoiono se non riesci a individuare il luogo esatto da cui si irradiano. Era questo il mio compito: scoprire le radici più profonde. E David mi aveva indicato la via.


All'inizio mi chiedevo perché una scrittrice come Geraldine Brooks, nel dedicare un libro a un personaggio della Bibbia, dovesse scegliere proprio un uomo: non poteva approfondire uno dei tanti personaggi femminili di contorno, ovvero quelle donne relegate nell'angolo della tenda, nell'ombra della casa, impegnate a partorire, diventare vedove, riassegnate dalle famiglie ad un altro marito, obbedire o piangere in silenzio?
Lei stessa afferma che re David è forse uno dei personaggi storici (e uno degli avi di Gesù, aggiungo) di cui abbiamo più notizie, e che il fatto che la testimonianza del profeta Nathan ci tramandi così tante sue cadute e meschinerie, al di là dell'eroismo con la fionda e della gloria di aver unito le tribù di Israele, è la conferma che sia realmente esistito (altrimenti, ci sarebbe giunta una versione più idealizzata o edulcorata).

In realtà, il libro non mi ha offerto risposta; anzi, se l'idea era quella di offrirci un'immagine realistica dell'uomo prima del re, un giovane bellissimo, in grado di affascinare uomini e donne, amato da uomini e donne, anche se preda di passioni smodate, ne è uscito un ritratto abbastanza detestabile.

David non è solo un uomo che vive di violenza necessaria in un mondo violento; risulta eccessivo persino per i suoi contemporanei, che disapprovano certi suoi massacri gratuiti, il rancore, la vendetta, la prepotenza (la fine di Uriah l'Ittita, tra tutti, il trattamento riservato alle numerose mogli).

A tratti, la Brooks pare giustificare certe condotte con la sua visione mistica di essere un prescelto, i suoi sfoghi brutali e il suo rintanarsi isolato, cercando pace nella musica della cetra e nel canto, ma a mio avviso ne esce un uomo sempre in bilico tra follia e depravazione volubile.
Non proprio l'immagine di un "beneamato" da Dio, se proprio vogliamo dirlo.

Stile: ho amato l'autrice in tanti altri romanzi. Qui, forse gravata dalla tematica, adotta una narrazione pesante, non so se volutamente prolissa.

La civiltà cammina sulle gambe di uomini come lui, alimentata dal loro sangue, dal loro sudore.
Ma poi viene la pace e non c'è posto, nel mondo ingentilito, per quegli uomini. Toccò a me dirglielo.



Nessun commento:

Powered by Blogger.