Germania, 1944. Egidius Arimond vive in una cittadina di minatori sulle sponde del fiume Urft, una regione con una vegetazione lussureggiante che le api sembrano amare molto, poiché ci vivono da milioni di anni. Ex insegnante, Egidius si guadagna da vivere come i suoi antenati prima di lui: alleva api e vende i prodotti del miele – candele di cera, vino e liquori – ai piccoli negozi della zona o nei mercati. Ogni mattina si alza alle cinque, beve un caffè d’orzo e poi si dedica alle arnie. Nel pomeriggio scende in città e si reca in biblioteca, dove controlla se è stato lasciato qualche messaggio per lui. Un’esistenza in apparenza monotona, segnata da rigide abitudini.
In realtà, un’esistenza esposta al più grave dei pericoli. Egidius Arimond ha, infatti, un’attività segreta che, se scoperta, nella Germania del 1944, potrebbe costargli la vita: costruisce cassette cinte da arnie con colonie d’api particolarmente aggressive e, con quelle, organizza il trasporto di fuggitivi ebrei al confine con il Belgio. Per questo ritira ogni giorno in biblioteca comunicazioni in codice, infilate in volumi rilegati in cuoio che nessuno, per sua fortuna, si prende mai la briga di sfogliare. Non è soltanto per immacolata virtù che Egidius svolge la sua rischiosa attività: per ogni ebreo trasportato oltreconfine prende duecento marchi, che gli servono per comprare i farmaci antiepilettici di cui ha bisogno. Da quando c’è la guerra i farmaci sono molto difficili da reperire, soprattutto per uno come lui, un infermo e, perciò, un uomo considerato privo di valore, un inutile parassita nella follia che travolge la sua Nazione in guerra.
Titolo: LE API D'INVERNO
Autore: Norbert Scheuer
Editore: Neri Pozza
Pagine 256
21 gennaio 2021
Vorrei sapere che cosa ci succede, perché lentamente perdiamo la capacità di meravigliarci, fino a quando il mistero del mondo che ci circonda a un certo punto sembra completamente scomparso. Da qualche tempo mi rammarico al pensiero che non avrò mai dei figli, che un giorno sarà come se non fossi mai esistito - come se non fosse mai esistita la bella dea Amonet, i giorni passati nella calura delle dune, poi all'ombra delle tende colorate della mia stanza, il fruscio del papiro sulle rive del Nilo vicino ad Al-Minya, tessere di mosaico di ricordi, come il primo tuffo nel Rauschen, il profumo dell'erba bagnata, la dolcezza del miele vergine e soprattutto il desiderio d'amore -, che tutto questo andrà perduto, come se non fosse mai accaduto.
Un romanzo non troppo lungo che, sulla base degli spunti di partenza, poteva essere un gioiellino assoluto e strapparti il cuore, mentre invece illude e poi non concede tutto ciò che aveva promesso.
L'ambientazione è al contempo magica e spaventosa: un villaggio di minatori che costeggia il fiume Urft, nella Renania tedesca confinante con il Belgio; boschi, miniere e laghetti sotterranei; un'attività di apicoltura portata avanti da generazioni, con l'incedere delle stagioni che segue il ciclo vitale delle arnie; ma siamo nel 1944, la Germania sta perdendo la guerra e le forze naziste scatenano le ultime violenze, i bombardamenti alleati distruggono case, strade e vite, rastrellamenti e fucilazioni sono all'ordine del giorno.
E anche il protagonista è singolare, con un fascino sinistro: Egidius è laureato, ha un talento notevole per le lingue, antiche e moderne, ha viaggiato, ma è anche epilettico, considerato un disabile da sterilizzare e annientare dal regime; si è ridotto a fare anche lui l'apicoltore, a vivere da solo, mendicando i medicinali per curarsi e attendo il ritorno di un fratello sano ed eroe-aviatore.
La sua routine quotidiana è scandita dall'amore devoto per le api, da piccole soste al paese e in biblioteca, dalle traduzioni dei manoscritti di un monaco antenato e, soprattutto, dalla sua attività di trasporto segreto di ebrei in fuga.
Un'esistenza strana e unica, raccontata attraverso il suo diario, che regala momenti lirici e melanconici, ma che talora rimane anche apatica, filtrando con distacco l'orrore che scorre davanti.
Non so se mi sia piaciuto fino in fondo. Alcune parti si sono rivelate quasi superflue, altre troppo superficiali, appena accennate, quando meritavano molto di più.
Ero consapevole che Egidius non era un eroe, che la malattia lo aveva reso freddo e fatalista, ma avrei voluto conoscerlo di più.
Forse le nostre api discendono dalle colonie di Ambrosius, e forse io non possiedo affatto le api, ma sono loro a possedere me; forse siamo tutti, api comprese, parte di un misterioso organismo immortale e spietato.
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