Pensieri su "Come dirti addio. Cento lettere d'amore da Saffo a Garcia Lorca" di Cristina Marconi

 
Il tempo dell’abbandono fa parte del tempo dell’amore. Talvolta lo prosegue, persino lo protegge. Mille sono le antologie che raccontano la nascita e poi il trionfo dell’amore. Ma nessuna che ci dice di quel bordo ripido, di quella vertigine della fine che quasi tutti hanno provato addosso almeno una volta nella vita. Questo libro si sporge su quel bordo. Ci mostra il mare in tempesta dell’abbandono. C’è una prospettiva sull’abisso che dà a questi testi – che siano reali o letterari – un diverso spessore rispetto al resto degli epistolari sentimentali, e non importa che lo scrivente abbia davanti a sé una separazione, un suicidio o un plotone di esecuzione: cercherà di dire la verità e di lasciare un messaggio che continui ad agire quando non ci sarà più. In Come dirti addio vengono raccolte lettere pro - venienti da ogni epoca e da ogni continente, dai classici come le parole di Beethoven alla sua Amata immortale, al «non è colpa mia» omicida del Visconte di Valmont fino allo struggente saluto del leader indipendentista congolese Patrice Lumumba a sua moglie prima dell’arresto. Ma l’elenco è lungo: da Eloisa e Abelardo a Diderot, da Giacomo Casanova a Emily Dickinson, fino ad Anaïs Nin, Marguerite Duras e Leonard Cohen. Con uno sguardo agli amori clandestini e letterari, alle vicende meno note e ai manuali che, nel corso dei secoli, hanno spiegato con premura agli amanti meno fantasiosi quali parole scegliere, quali corde toccare per lasciarsi, Come dirti addio raccoglie testi preziosi e rari, privi della componente dolciastra degli epistolari sentimentali e forse per questo ancora più intensi, e accompagna il lettore in un appassionante viaggio attraverso i secoli, in cui le storie d’amore vengono lette attraverso l’inconsueta prospettiva del loro finale.

Come dirti addio. Cento lettere d'amore da Saffo a Garcia Lorca
Autrice: Cristina Marconi
Editore: Neri Pozza
Pagine 288
Uscita: 12 maggio 2022



Sarò infelice per tutta la vita; ma non lo ero di già quando vi vedevo ogni giorno?


Ero abituata alle antologie di poesie d'amore, per cui trovare una raccolta di messaggi d'addio e lettere di rottura/scarico persona amata, mi ha intrigata.
Sono cento, si va da Saffo agli scrittori del Novecento, da frammenti a epistole prolisse, ma lo scopo è sempre il medesimo: chi la prende da lontano, chi va dritto al punto, chi cova rancore e chi lascia pur non nascondendo il proprio dolore.
Sono scrittori, ma l'umanità è questa: nelle faccende di cuore risultiamo tutti più vulnerabili e, spesso più, meschini.

Come non concordare con la raffinatezza superiore di Ninon de Lenclos, famosa cortigiana e donna di lettere (una che faceva la consulente/editor a Molière, per dire, e pure dava il soldino al bimbo Voltaire per comprarsi qualche libro) che si rivolge al marchese di Villarceaux, reo di averle preferito una più fresca fanciulla nel 1650: "Addio, marchese; se il tempo fa appassire i fiori che avevate lanciato sulla mia vita, voglio raccogliere ciò che ne rimane."

Oppure con la schiettezza sincera di Christina Rossetti verso tale John, un pittore che la corteggiava in modo insistente senza rassegnarsi al rifiuto nel 1862 (lo potremmo usare come un manifesto moderno del "no, grazie, non mi piaci. Punto"): "Lascia che il passato sia passato: / Non chiamarmi falsa, non ero tenuta a essere sincera:/ Direi «no» a cinquanta John / Piuttosto che dire «sí» a te."
In effetti, la Rossetti non ci va leggera, ma posso dire che la preferisco alle mille moine degli scrittori maschi, i quali quando devono mollare, si appigliano a mille motivi pur di non ammettere che, semplicemente, non erano compatibili, oppure che lei si era, magari, stufata, per prima.

In tal senso, valga il grande Alexandre Dumas che scrive a Marie Duplessis con pacata eleganza (che a me pare tanto smacco da orgoglio ferito): "non sono né abbastanza ricco per amarvi come vorrei, né abbastanza povero per essere amato come lo vorreste. Dimentichiamo dunque tutti e due, voi un nome che vi deve essere pressoché indifferente, io una felicità che mi diventa impossibile. È inutile dirvi quanto sono triste, visto che sapete già quanto vi amo. Addio, dunque. Mille ricordi."
Salvo questo "mille ricordi" che trovo malinconico e comunque dolce.


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