Pensieri su "I fidanzati dell'inverno" di Christelle Dabos (L'Attraversaspecchi #1)


 
In un universo composto da ventuno arche vive Ofelia, una ragazza timida, goffa e un po' miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi.
Questo significa trasferirsi dalla sua arca "Anima" a una molto più fredda e inospitale chiamata "Polo", abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei?


Titolo: I fidanzati dell'inverno
Autrice: Christelle Dabos
Serie: L'Attraversaspecchi #1
Editore: Edizioni E/O
Pagine 504
Uscita: Aprile 2018



Come ulteriore serie fantasy da completare nel 2026 ho deciso di affrontare "L'Attraversaspecchi", rileggendo il primo capitolo che avevo letto anni fa. 
Va detto che acquistai tutti i libri per mio padre, lettore entusiasta, ma poi io non proseguii a causa del pregiudizio verso il fantasy francese (che non riesco a farmi piacere).

Ora come allora, il mio giudizio sul primo volume è ambivalente.
Da un lato, riconosco la freschezza della trama e dello stile: dopo l'ondata di romantasy con protagonisti fatti con lo stampino (lui bellissimo, lei bellissima, prescelti, ecc.), ritornare a una Ofelia goffa, miope, determinata eppure dolcissima, e a un Thorn sfregiato, taciturno e protettore in incognito, è come bere una sorsata d'acqua cristallina che ti ripulisce da indigestioni di gazzosa zuccherata. 

E poi c'è il mondo stravagante delle Arche, soprattutto quella del Polo, con le torri infinite, i multipiani, gli ascensori e le clessidre per viaggiare, le magie e le finzioni, i paesaggi di giardini e palazzi attorniati dal ghiaccio e dalle bestie feroci.
Riconosco che questo aspetto ti fa già scattare una scintilla di simpatia, e poi la zia, i parenti, i domestici, i dettagli eccentrici fanno il resto.
Persino la storia della coppia ha un suo perché, anche se non è chiaro se sarà uno slow burn appagante o l'ennesima illusione che scivolerà via.

Dall'altro lato, mi restano alcune perplessità: un worldbuilding complesso e non proprio chiaro (la questione di un mondo fatto di arche si comprende dalla quarta di copertina, ad esempio, perché non è che nel libro si perda tempo a spiegarlo) e un ritmo incostante, con rallentamenti che fanno perdere la presa, in più punti, prima del finale.

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