
Nascoste in Inghilterra e Scozia vivono sei antiche Famiglie di divoratori di libri. Ultimi della loro stirpe, i membri vivono ai margini della società, nutrendosi di carta stampata e mangiando volumi di ogni genere ed epoca, e così facendo ne assimilano i contenuti. Tra di loro nascono sempre meno bambini, ma Devon Fairweather ne ha avuti ben due; solo che Cai, il secondo, non è un divoratore di libri, è un divoratore di menti: non consuma le storie, ma i cervelli e i ricordi degli umani. Prima che il piccolo possa trasformarsi in un flagello per la sua stessa famiglia, e non solo, Devon scappa, e trova rifugio proprio tra gli umani, in cerca di una cura per l'appetito di Cai mentre gli procura di che sfamarsi. Ma non ha più molto tempo: la Famiglia la reclama, e intanto ogni mente di cui il figlio si nutre gli porta via un pezzo della sua interiorità. Una storia che parla di fuga, della feroce dedizione di una madre e di un amore queer che emozionerà chiunque sia in cerca di una lettura seducente, commovente, insolita. E totalmente nuova.
Titolo: I Divoratori di libri
Autrice: Sunyi Dean
Editore: Mondadori
Pagine 320
Uscita: 14 maggio 2024
«Perché tu non hai abbandonato Cai?» ribatté Hester. «Se non fosse per lui, a quest'ora potresti essere dall'altra parte del pianeta. Che prezzo dai all'amore, Devon Fairweather?»
Conosceva la risposta a memoria. «Nessuno. L'amore non ha prezzo. E solo una scelta che fai.»
Ammetto di aver acquistato questo libro anni fa, conquistata da un'edizione cartacea a dir poco stupenda, e di essermene dimenticata. Ma sapete che con l'estate ho inaugurato (finalmente) una nuova libreria, estraendo volumi polverosi ai loro gusci di cartone e portandoli alla luce.
Allora, questo è un gioiellino, a partire dalla struttura narrativa, avanti e indietro tra passato e presente, che ci dona a ogni capitolo uno squarcio in più sulla verità.
I personaggi sono davvero morally grey, ma non per finta; non c'è il bonazzo tormentato al capitolo 1, già redento al capitolo 2. Qui il punto di vista è esclusivamente dei mostri, e gli umani sono contorno, preda, cibo, ingrediente di conoscenza.
I divoratori sono di due tipologie, chi si nutre di cellulosa, cuoio e inchiostro (i divoralibri) e chi di cervello /anima (i divoramente). Ci sono sei famiglie che vivono in parallelo all'umanità, nascoste nell'ombra, pronte a nutrirsene. Devon è una sposa, costretta a figliare per altri clan. Vorrebbe solo poter fuggire, assaporare la libertà e starsene per conto suo, invece deve rapire/massacrare questi sgradevoli esseri chiamati "umani". So che è disturbante, so che la narrazione sovverte ogni rassicurante limite, ma l'amore di una madre resta universale, il bisogno di proteggere la propria famiglia casuale (e non di sangue) resta vitale, e i mostri hanno il loro perché anche se non disconoscono la loro natura.
Ci sono tante idee messe insieme (la resistenza alla predestinazione, l'inutilità della conoscenza nozionistica rispetto alla creatività pragmatica, la comunione di anime e personalità, la sospensione del giudizio morale rispetto alla necessità), ma lo sforzo di Devon, madre per contratto e per tradizione, di salvare i propri figli a dispetto di tutto risulta comunque prevalente (nonostante il fatto che serva il sangue di innocenti, anche neonati, per farli sopravvivere).
Di norma, avrei chiuso per il fastidio di certe scene (tra l'altro, senza warning; questo romanzo appartiene al vecchio filone Oscar Vault che propinava tutto in allegria purché vi fosse un accenno queer) e non riesco a dare più di 4 stelle per il mal di pancia.
Però è scritto in modo ipnotico, non si riesce a smettere, e sfido chiunque a dire che lascia indifferenti. Se lo inizi, non riesci a fermarti fino a quando non ne conosci il finale.
«Però so che possiamo vivere solo con la luce che ci viene concessa, e ad alcuni di noi non viene concessa alcuna luce. Che alternative abbiamo se non imparare a vedere nell'oscurità?»
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