Pensieri su "A treachery of swans. La tragedia dell’amor tradito" di A. B. Poranek



Odile è stata cresciuta dal padre, uno stregone vendicativo, per un unico scopo: infiltrarsi nel palazzo reale e rubare la corona del re, un manufatto capace di ripristinare la magia che, duecento anni prima, una dea ha sottratto al regno di Auréal. Per compiere la sua missione, però, la ragazza deve assumere l’identità di una nobile. La sua scelta ricade su Marie d’Odette: celebre per la sua grazia, candidata al ruolo di futura regina e sua amica d’infanzia, ora diventata la sua peggior nemica.
Con un incantesimo, Odile trasforma Marie in un cigno, prendendo il suo posto a palazzo. Ma quando il re viene brutalmente assassinato e il fratello della ragazza è accusato dell’omicidio, tutto precipita nel caos. Costretta a cercare la verità, Odile si ritrova a collaborare proprio con Marie, la giovane che ha maledetto e verso cui, suo malgrado, non riesce a soffocare l’attrazione.
Intanto, si mormora che la morte del re non sia opera di un uomo, ma di una bestia. Divisa tra la lealtà verso il padre e i sentimenti crescenti per Marie, Odile si addentra in un labirinto di inganni, magia e desiderio. Per salvare il regno, dovrà scoprire la vera origine del potere… e trovare l’assassino prima che colpisca ancora.


Titolo: A treachery of swans. La tragedia dell’amor tradito
Autrice: A. B. Poranek
Editore: Il Castoro Off
Pagine 408
Uscita: 31 marzo 2026

 

Io non sono il fragile uccello dal bianco piumaggio che credono loro.
Io sono il buio dei freddi bassifondi e delle notti spietate, 
le ombre livide sotto agli occhi disperati di una ladra.
Sono una menzogna, un riflesso corrotto, un cigno nero. 
E i miei denti sono aguzzi quanto i loro.


Anche se questo secondo romanzo della Poranek non raggiunge i livelli della sua opera di debutto, non posso affermare che sia privo di eleganza e di fascino gotico.

La stessa autrice confida nelle note che ciò che si scrive dopo un grande successo risente di una forte pressione, giacché tutti vogliono vedere se la bravura era reale. E, a mio avviso, la Poranek è brava; il suo stile scorrevole, ma intriso di poesia, mi piace molto, insieme a descrizioni ricche in grado di ammaliare il lettore, senza privarlo di un tocco personale nell'immaginazione.

Anche stavolta lo spunto arriva dal folklore, ovvero dalle fiabe tedesche che sono state alla base del celebre balletto "Il Lago dei Cigni", con l'aggiunta di un amore saffico e di un contorno di mostri sanguinari. Ci troviamo nel regno di Auréal, ispirato a una Francia tra seicento e settecento (ci sono pure i moschettieri del re), un tempo prospero e poi colpito da una maledizione che ha reso l'aria grigia e la terra sterile. Le antiche divinità sono state allontanate, il vecchio Re Ragno è impazzito e i maghi sono stati banditi come nemici assoluti.

Odile, con la magia nel sangue (considerata quindi corrotta, un po' il cigno nero), è stata adottata da un potente stregone che si cela dietro al ruolo di impresario di teatro, e aiuta il padre a tramare nell'ombra per ottenere riscatto e giustizia. 
Purtroppo, l'unica opzione per introdursi a palazzo ed entrare nelle grazie del principe è sostituire Marie d'Odette, la bellissima rampolla di un ducato, amabile cigno bianco secondo la tradizione: la fanciulla viene condannata a vivere di giorno come cigno e a tornare umana di notte, mentre Odile ne prende il posto. Ma il piano va a rotoli quasi subito, perché ci sono parecchie incognite in gioco.

Come detto, mi sono piaciute molto le atmosfere, i segreti dietro la maledizione, le indagini e gli intrighi di corte. Al contrario, ho trovato meno delineati i personaggi, che rimangono un po' piatti, rigidamente divisi tra buoni e cattivi. Manca una vera contrapposizione tra bianco e nero: mentre Marie è comprensiva e generosa, Odile come villain è debole e anche lento a capire e ad agire.
 
Soprattutto, è - come posso dire? - una lamentosa: inizia, dalla prima scena, a commiserarsi per essere stata abbandonata da tutti, e sino all'ultimo non interrompe il suo monologo in prima persona sull'infelicità provocata dalla solitudine e dalla mancata fiducia delle persone
Doveva essere una cattiva abituata a missioni spregevoli, senza troppe inibizioni, ma è un po' una maghetta infantile, con delusioni costanti alle spalle (i genitori naturali, il fratello, l'amica del cuore, il potente padre adottivo) che si trascina avanti grazie agli interventi dei comprimari o a svolte obbligate della trama. In altre parole: eroina non pervenuta, così come questa grande passione tra le due (ridotta a un bacetto per restare dentro al target young adult).
Viste le premesse, poteva dare molto di più. 

I suoi occhi, quando incontrano i miei, sono gli occhi di un bambino ribelle che tende la mano verso una rosa, fingendo di non vedere le spine pronte a versare il suo sangue.

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