Pensieri su "Silvercloak" di Laura Steven
In un mondo in cui il piacere e il dolore sono le valute più potenti, i Manti d’Argento giurano di combattere per la giustizia. Ma cosa succede se la giustizia rischia di rovinare chi ami?
Dopo l’uccisione dei genitori a opera degli spietati Lunasangue, la più grossa organizzazione criminale di maghi, Saffron ha deciso di consacrare la propria vita alla vendetta. Per questo si infiltra nell’Accademia dei Manti d’Argento, centro di addestramento per l’élite di detective impegnati a combattere i maghi fuorilegge. L’inganno viene scoperto, ma al posto dell’espulsione Saff viene inviata in una missione sotto copertura proprio tra i Lunasangue, per minare l’organizzazione dall’interno. In un mondo di bande rivali, contrabbandieri e spie in cui i traditori si celano dietro ogni angolo, Saff si trova costretta a commettere vere e proprie atrocità per mantenere la sua falsa identità, e per restare viva. La sua lealtà, inoltre, è messa a dura prova dai sentimenti che inizia a nutrire verso Levan, il figlio del boss, tanto che la sua rete di bugie diventa sempre più difficile da tessere. E quando un passo falso potrebbe distruggere tutto, la detective che ha dedicato la sua intera esistenza a volersi vendicare dovrà essere pronta a correre il rischio più grande…
Titolo: Silvercloak
Autrice: Laura Steven
Editore: Rizzoli
Pagine 528
Data di uscita 27/01/2026
Il dolore di Levan era il suo dolore.
La medesima consistenza, la medesima forma.
La medesima ferita emotiva, subita da bambini, si era cicatrizzata nell'età adulta.
La medesima incrinatura nei loro cuori che non si sarebbe mai saldata.
Questa uscita è stata inspiegabilmente sottovalutata da noi, forse perché finita nella palude profonda del romantasy.
Concordo sul fatto che l’inizio può risultare confuso e affastellato di informazioni, per cui pure io ero piuttosto titubante (quando, poi, saltano fuori le bacchette di materiali diversi per ogni piccolo mago, sentivo odore di HP e volevo chiudere lì...)
Tuttavia, ho proseguito e ho fatto bene.
Per sua fortuna, la trama non inizia con la solita accademia magica e con tutte le varie prove da superare. Inizia già a fine corso, quando i neodiplomati attendono il primo incarico, e Saffron, la protagonista, non è tra i favoriti. È un’orfana, ha nascosto troppe cose su se stessa che potrebbero costarle anche una condanna, non è amata dai propri superiori.
Proprio per questo, il suo incarico è una sorta di ricatto: dovrà fingersi una traditrice, infiltrarsi sotto copertura tra tra i membri di una banda di maghi oscuri e sanguinari, e distruggere i Lunasangue dall’interno. Facile a dirlo sulla carta, ma i vecchi amici non sanno che è sotto copertura, i nemici sono diffidenti e lei stessa impara, in modo doloroso, che il confine tra uccidere per piacere e uccidere per un fine superiore è davvero labile.
Tra salti nel tempo e recupero di incantesimi considerati perduti, il rapporto di Saffron e di Levan è un rapporto di odio/amore che si evolve pian piano, tanto che a volte lei, che dovrebbe essere la "buona", finisce per passare dalla parte del torto persino agli occhi del lettore più magnanimo.
Un fantasy interessante, che si interroga sui limiti della morale, sui sacrifici che si possono accettare pur di salvare chi si ama e su quanto la storia non sia che il risultato della narrazione dei vincitori. Vincitori che, spesso, si autoproclamano salvatori, e non dimostrano la pietà che deriva dalla loro qualifica, divenendo più crudeli e spietati dello stesso nemico che hanno combattuto e perseguitato.


























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