Pensieri su "LE OSSERVAZIONI" di Jane Harris
In un giorno del 1863, nella Terra del Diavolo, il pezzo di Scozia che unisce Glasgow a Edimburgo, Bessy entra a servizio in una magnifica casa. Lavare, cucinare, battere i tappeti e fare il tè, accendere i camini tutte le mattine, pulire la cucina e tenerla accesa, lucidare gli stivali e svuotare il pitale della padrona e del marito sono compiti faticosi, ma Bessy ora ha un tetto sulla testa e la pancia piena. Perché, però, Arabella, la padrona di casa, con gli occhi che le brillavano, le ha messo in mano un libretto con una copertina di cartone e le ha ingiunto di scriverci dentro tutte le sue osservazioni mattina e sera? E che cosa è successo veramente a Nora, la ragazza che era prima a servizio, morta in circostanze misteriose?
Titolo: Le osservazioni
Autore: Jane Harris
Editore: Neri Pozza
Pagine 448
Uscita: 30 settembre 2021
Questo è il secondo romanzo che leggo di Jane Harris, ma l'ho apprezzato meno di "Sugar Money". L'ambientazione è vittoriana, con una Scozia di provincia, povera e triste.
Sulla scena, da subito, compare Bessy, sedicenne che arranca lungo la strada, in fuga da qualcosa, e che accetta il primo impiego di lavoro che le capita, mentendo su identità e esperienza: capiremo solo in seguito chi è e il motivo per cui non ha alcuna competenza da cameriera.
In ogni caso, diviene l'unica domestica in una magione tanto grande quanto tetra, praticamente vuota (ci vive solo una coppia, e il marito è quasi sempre via per affari), lasciata a se stessa, con un maiale e persino le galline che razzolano nel prato circostante, e le baracche della gente delle fattorie poco lontano.
Un posto sperduto che però nasconde inquietanti segreti: la padrona, Arabella, è stravagante, se non strana, costringe le domestiche a sottoporsi a esperimenti comportamentali e a tenere una sorta di diario sui loro progressi.
Lei stessa riempie le giornate annotando le proprie "osservazioni" con lo scopo di pubblicare un trattato di studio sulla servitù (quasi che gli individui avessero delle specificità psico-fisiche per natura, a prescindere dalla casualità di essere nati in una classe sociale piuttosto che in un'altra).
Se ciò non bastasse, mentre Bessy rivela gradualmente il proprio passato, scopre anche dettagli sulle sorti di una delle cameriere che l'hanno preceduta, Nora.
Premesso che l'idea di base è accattivante, con tre donne e tre destini, con una pseudo-indagine tra squarci impietosi e cinici sulla società del tempo e sulle sue brutture (lo sfruttamento sessuale, l'approccio alle malattie mentali, la mancanza di una rete di protezione sociale per donne sole), non mi è piaciuto lo stile narrativo, affidato alla voce di Bessy.
Ne risulta un racconto in prima persona, volutamente reso come il discorrere di una persona di bassa cultura, a tratti ingenuo, a tratti pessimista, che però appare anche artificioso, con tanti particolari che rallentano.
Come già in Sugar Money, mi domando se valga la pena investire ore di lettura in vicende angoscianti, dove non si vede una rassicurazione di luce alla fine.


























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