Pensieri su "The will of the many. La volontà dei molti" di James Islington



La Repubblica cateniana, nota come Gerarchia, potrà anche governare il mondo, ma non può conoscere ogni cosa. Il mio nome è Vis Telimus e sono un orfano, o almeno è ciò che ho dichiarato di essere per poter entrare nella prestigiosa Accademia. I precettori mi credono quando prometto che una volta concluso il percorso di studi mi unirò al resto della società civilizzata per cedere la mia volontà – un insieme di forza, determinazione e concentrazione – e rafforzare così il potere dei capi della Gerarchia, come sono costretti a fare milioni di persone. Mi credono anche quando sostengo di voler appartenere a questo mondo nonostante non sia semplice fingere di essere uno di loro: se voglio sopravvivere dovrò scalare i ranghi dell'Accademia, trovarmi degli alleati e consolidare il mio status. Perché se i senatori della Gerarchia dovessero scoprire la mia vera identità, mi ucciderebbero.


The will of the many. La volontà dei molti 
di James Islington
Serie: Hierarchy #1
Editore: Fanucci
Pagine 768
Uscita: 19 aprile 2024


 

«Ma posso odiare senza ricorrere alla violenza.»
«L'odio è in sé stesso una forma di violenza, mio principe. La tua unica scelta è lasciare che faccia del male a loro o a te.»


Questa lettura risale a mesi fa, dato che la dilogia di Islington mi aveva incuriosito da subito, soprattutto per i riferimenti all'impero Romano, e ho atteso il completamento per farmi un'idea definitiva.

Dunque, in primo luogo, vorrei smentire l'accostamento alla Red Rising di Pierce Brown: sono davvero due opere del tutto differenti, a parte il richiamo a qualche termine latino, e forzare questo elemento sarebbe come voler accomunare tutti i romanzi legati alla mitologia classica. Inoltre, questa dilogia è meno ansiogena di quella di Brown, più fantasy e senza battaglie spaziali.
Piuttosto, ho ritrovato un elemento caro all'autore, ovvero i salti dimensionali già presenti nella sua Licanius Trilogy (che consiglio di recuperare), anche se, come già faceva là, la narrazione fa a volte scelte di comodo, preferendo non giustificare i meccanismi. Ora, non voglio un tomo informativo in grado di stordire a causa delle spiegazioni, però qualche dettaglio tecnico in più non guasterebbe...

Se si supera la parte superficiale (ovvero il sistema magico legato alla cessione di volontà/infusione di volontà un po' buttato lì, perciò da accettare come mistero di fede), questo romanzo è un bel giocattolo che fa divertire grazie anche ai riferimenti a tante serie fantasy e #Darkacademia che lo hanno preceduto: Hunger games, ma anche Maze Runner, con un pizzico di lotta sociale contro un regime tirannico che schiaccia ogni ribellione, e una minaccia apocalittica alle porte:
C'è praticamente tutto.

Vis è un ex-principe adolescente, il cui regno pacifico è stato conquistato dalla Gerarchia, una pseudo-repubblica oligarchica basata su piramidi di potere, dove chi sta sotto è schiavo di un livello, il cui titolare serve, a sua volta, il livello superiore, e così via, con il miraggio di poter scalare per meriti e migliorare la condizione di partenza.
In realtà, la lotta è serrata e poche famiglie "patrizie" si ripartiscono risorse e decisioni, mandando i figli a gareggiare all'Accademia, un percorso selettivo in cui ci si sfida e si può anche morire.

In tutto questo, Vis, sopravvissuto in fuga, viene adottato dal nobile Telimus per prendere parte a un gioco di intrighi politici, dove più forze contrapposte lo usano e lo ricattano, mentre l'unica cosa che a lui importa è, forse, vendicare tutto ciò che ha perduto.
Si tratta di un vincente, di uno che è bravo in ogni materia, però non riesci a trovarlo antipatico, perché ti stai divertendo e ti viene naturale tifare per lui. Finale sorprendente (il motivo per cui ho atteso di completare la serie).

NB. Edizione bella, però tradotta con scivoloni verbali e più di un refuso.

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