Pensieri su "Swordcrossed: Bugie a doppio taglio" di Freya Marske
Mattinesh Jay ha bisogno di assumere uno spadaccino esperto che gli faccia da testimone al suo matrimonio combinato per aiutare la famiglia in difficoltà. Purtroppo, può permettersi solo Luca Piere, spadaccino part-time e affascinante delinquente a tempo pieno. Luca, dal canto suo, sta cercando di reinventarsi in una nuova città. Tutto ciò che vuole è guadagnare qualche soldo facile e cercare di dimenticare il crimine che ha commesso nella sua città natale. Mentre i giorni che mancano al matrimonio di Matti passano velocemente, i due rimangono invischiati negli intrighi e nei sabotaggi che hanno portato la casata di Matti sull’orlo della rovina. E quando i segreti di Luca minacciano di distruggere la loro alleanza, entrambi dovranno rispondere alla domanda: quante bugie sei disposto a svelare, quando la verità potrebbe significare perdere tutto ciò che desideri?
Swordcrossed: Bugie a doppio taglio
di Freya MarskeEditore: Ne/oN
Pagine 392
18 febbraio 2026
Vista la cover, mi aspettavo un libro "cozy" e zuccheroso, ma ho faticato un po' per terminarlo.
Pur riconoscendo che ci sono parecchi spunti originali e che certe parti mi sono piaciute, non riesco neppure a inserirlo in un genere definito.
Dovrebbe essere un fantasy politico, dove il carattere politico è dato dal fatto che siamo in una sorta di città simil medievale, in cuiil potere oligarchico è in mano a un gruppo di casati mercantili (commercio di tessuti, di metalli, trasporti, ecc.), con la trasmissione ereditaria del potere e lo strumento delle nozze combinate per trasferire ricchezze e fondare alleanze.
Il primo elemento che mi ha fatto storcere il naso è che, pur essendo evidente che il popolino vive in miseria, con un sistema sociale iniquo, i "buoni" appartengono ai ricchi viziati e non fanno nulla per cambiare lo stato delle cose; anzi, gli unici ostacoli consistono nel contrastare le rivalità con gli altri ricchi, nel non far capire di avere il borsellino quasi vuoto, di non potersi permettere sempre cibi costosi (oh, l'infelicità di non poter sorbire il liquore alle ciliegie o il vino pregiato...), di avere il mal di testa per gestire la società in ufficio e avere poco tempo per nuotare, allenarsi, andare alle feste, mentre gli operai languono in baracche a cardare il vello di pecora.
Un mondo di cicale, in pratica, dove le cicale hanno i loro micro-dolori da cicale e dove il lieto fine risulta essere partire per un lungo viaggio d'amore, senza meta, senza timore di doversi mantenere e senza avere obblighi definiti (lavoro, famiglia) a cui tornare.
Il messaggio in sé è avvilente, e non basta che l'autrice tenti di modernizzare aggiungendo le solite trovate inclusive a caso (personaggi bisessuali o non-binari, interazziali, ecc.). La frattura tra ricchi e poveri persiste, l'elogio dell'egoistico "sono ricco e ho diritto a essere felice" suscita poche simpatie.
Di più. Come detto, accanto a parti effettivamente carine (gli intrighi, i duelli, le relazioni familiari), ci sono interminabili passaggi di infodump tecnici sulla lavorazione della lana che, effettivamente, ho trovato inutili e noiosi.
Persino il rapporto tra Matti e Luca è dolce, slowburn al punto giusto, ben assortito, ma poi, mentre sei ancora con gli occhi a cuoricino arrivano scene di sesso di una lunghezza esagerata e talmente dettagliate che la dolcezza va a farsi benedire. Amo gli MM, ma preferisco tenermi un po' di immaginazione visiva...
Lo so, le critiche prevalgono sugli aspetti positivi. Forse, ma dico forse, anche la traduzione non ha aiutato: la narrazione non scorreva sempre, con frasi chilometriche senza punteggiatura e talora arzigogolate.


























Nessun commento: