Pensieri su "Hotel New Hampshire" di John Irving
Questa è la storia di una famiglia un po' eccentrica e sgangherata. A raccontarla in prima persona è uno dei cinque figli, quello di mezzo, che dà l'avvio alla narrazione dal giorno in cui suo padre si comprò un orso e sposò sua madre. Poi venne il sidecar e infine i cinque figli. Così equipaggiata la famiglia Berry vaga per il mondo alla ricerca del luogo perfetto per l'Hotel New Hampshire, un "luogo dove ognuno di noi può essere se stesso". Mentre il lettore si addentra nelle mirabolanti e scanzonate avventure della famiglia Berry alla conquista della terra promessa, altri personaggi si avvicendano a ricoprire i ruoli di questa storia: terroristi e domatori, sognatori e prostitute, stupratori e frustati, animali impagliati e illusionisti.
Hotel New Hampshire
di John Irving
Editore: Bompiani
Pagine 456
Uscita: 20 ottobre 2016
Il dolore rende intima ogni cosa.
Durante l'inverno mi ho marito ha letto questa saga familiare, leggendomene dei brani ogni tanto con grande entusiasmo, per cui ho inserito il libro nella mia lista di tarda estate.
Il primo approccio non è stato dei migliori, non riuscivo ad entrare in sintonia con una narrazione corale e confusionaria, con aneddoti talmente assurdi da essere poco credibili, e, soprattutto rifiutavo l'idea stessa di "famiglia" qui rappresentata: anime messe insieme quasi per caso, dove i ragazzi sono persino più disincantati e maturi rispetto agli adulti sopra le righe.
Invece, pian piano, la famiglia Berry mi ha ammaliato: i genitori che inseguono un sogno visibilmente fallimentare, il nonno ex-coach che non si arrende all'età, i cinque figli, tutti diversi tra loro, e il cane nero, spelacchiato e amatissimo (il cane non ve lo dimenticherete per nulla).
Gli esseri umani con stupefacenti, per come riescono ad adattarsi," mi disse Papà. "Se non diventassimo forti con quello che perdiamo, con ciò che ci manca, quello che desideriamo e non abbiamo, non saremmo mai forti abbastanza, non ti pare? Che cos'altro ci rende forti?"
Ho anche cercato di capire il perché del grande successo ottenuto in America: questa famiglia non ha radici, anche se non sa di averne bisogno.
C'è appena una generazione alle spalle, ma non ci sono tradizioni, non ci sono luoghi del cuore, basta decidere e si tenta una nuova impresa, si cambia continente, ci si lascia tutto alle spalle senza grandi pensieri: pochi averi in valigia e legami limitati ai conoscenti del quartiere, se non dello stabile in cui si abita; l'importante è conservare lo spirito d'avventura proteso al futuro.
Così i Berry apriranno e chiuderanno hotel, tenteranno e perderanno carriere, amandosi tantissimo e supportandosi tra loro, in uno scorcio di storia che va dagli anni '50 agli anni '70.
Alla fine, è un mondo che non puoi limitarti ad osservare, ma che condividi in modo partecipe, struggendoti per la (bellissima) parte finale: saranno anche personaggi bizzarri, ma tutti loro sono riusciti a dare vita a momenti di grande saggezza universale.
Ma, tutto sommato - dato il dolore, data la rovina, dato l'amore -
le cose avrebbero anche potuto andar peggio, lo sapevo; molto peggio.


























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