Pensieri su "The knave and the moon" di Rachel Gillig
La cattedrale di Aisling è un cumulo di macerie e i terremoti devastano il regno. Si dice che Rodrick Myndacious, Bartholomew e Maude Bauer siano morti, e il Re Castor ha preso in moglie Sybil Delling, l'ultima Divinatrice. Per celebrare la loro unione e consolidare il proprio potere, il Re organizza una serie di spettacolari tornei in tutti i borghi. Prigioniera e tenuta sotto l'effetto di droghe, Sybil rimane determinata a sconfiggerlo come un tempo fece con gli Omen, anche a costo di distruggere la fede del regno e sé stessa.
Ma poi sull'arena compare un uomo misterioso, senza nome e senza passato, che potrebbe essere la chiave di Sybil per annientare il Re, salvare le creature magiche e finalmente cambiare le cose nel Regno di Stonewater. Perché, in una terra dove le storie sono destinate a ripetersi e dove un Re può dimostrarsi crudele quanto un dio, l'unico modo per distruggere davvero la fede è salvarla.
Titolo: The knave and the moon
di Rachel Gillig
Serie: Il regno di Stonewater
Editore: Giunti
Pagine 448
Uscita: 23 settembre 2026
La serie Il regno di Stonewater
1) The knight and the moth
La serie Il regno di Stonewater
1) The knight and the moth
«Una fanciulla tenuta al riparo dal mondo, resa mitica e strana, per poi essere ridotta a merce di scambio» mormorò. «Un tempo vivevo in una cattedrale. Annegavo in una sorgente magica. Ero una messaggera. Una schiava sacra. Essere Regina non è poi così diverso.»
Questo romanzo si è rivelato una lettura perfetta per il 31 ottobre, visto che la morte e il passato sono parecchio presenti.
Dopo averla completata, mi sono fatta l'idea che la dilogia sia sempre stata pensata come un unicum: dapprima, un viaggio di auto-consapevolezza di Sybil e degli altri personaggi di corredo nel primo volume, con lo scopo di distruggere false divinità e illusioni che condizionavano il destino degli umani; in seguito, con una sorta di narrazione a forma di otto, si torna indietro, con un viaggio che tocca le medesime tappe e le medesime leggende sfatate, esattamente a ritroso, ma in nome della resilienza e della ricerca di speranza dopo tanta distruzione.
Perché, come si osserva più volte, per quanto sia giusto lottare per autonomia e libero arbitrio, il bisogno di cercare un "qualcosa" al di là della realtà, che sia un dio malvagio o un simbolo o una creatura che personifichi la natura, è troppo forte, non sarà mai cancellato e ritornerà ciclicamente.
Non è un romantasy, alla fin fine, questo va detto: a mio avviso, si tratta, piuttosto, di un lungo racconto malinconico, venato di oscurità e di piccoli tocchi di luce.
Ho nettamente preferito il volume precedente, anche se riconosco che questa lettura era necessaria per avere tutte le risposte.
Se devo indicare delle pecche, qui il ritmo è più lento (a volte quasi statico), ci sono parti ripetute (il dolore all'addome è stato una specie di mantra che ha un po' appesantito il personaggio di Sybil, rendendolo talora più lagnoso che tenace, salvo scomparire quando le veniva chiesto di impegnarsi in "altro") e certe svolte sono un po’ forzate se non per allungare.
Ho apprezzato i pov ulteriori rispetto alla Divinatrice, e il gargoyle giganteggia su tutti con le sue adorabili margherite.


























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