Pensieri su "The Honey Witch. Miele e cenere" di Sydney J. Shields
Marigold Claude ha ventun anni e da sempre preferisce la compagnia degli spiriti del prato a quella dei pretendenti che cercano di corteggiarla. Così, quando la nonna la porta nel cottage di famiglia sulla piccola isola di Innisfree e le offre di diventare la prossima strega del miele, lei accetta immediatamente. Ma la magia e l’indipendenza hanno un prezzo: dovrà rinunciare per sempre all’amore.
Un giorno Lottie Burke, una giovane notoriamente scettica e scontrosa che non crede al sovrannaturale, si presenta alla porta di Marigold. La strega non riesce a resistere alla sfida di dimostrarle che la magia esiste ed è reale. Ma ben presto Marigold e Lottie iniziano a provare l’una per l’altra qualcosa che non si sarebbero mai aspettate.
E quando un potere oscuro si risveglia e minaccia di distruggere il cottage, la nuova strega del miele capisce di dover lottare per molto di più della sua nuova casa, anche a rischio di perdere la sua magia… e il suo cuore.
Autrice: Sydney J. Shields
Edizione: Il Castoro Off
Pagine 391
Uscita: 13 maggio 2025
Nella mia vita di lettrice, i libri abbandonati si possono contare sulle dita di una mano, ma questa lettura è uno di quei casi e ho dovuto stringere i denti per arrivare in fondo.
Mi dicevo che non era il momento, ogni volta, ma ora posso dire che era proprio la storia.
Mi dispiace parecchio, in quanto questa è una delle più affascinanti edizioni cartacee che possiedo, una vera gioia visiva per gli occhi. Purtroppo, non appena sollevavo il volume dal comodino e lo aprivo, mi addormentavo. La sera dopo non ricordavo nulla e ricominciavo, in un loop infinito.
Ho detestato Marigold, la protagonista: non è affatto un personaggio solare, ma sostanzialmente una piagnona iniziale (se le cose non vanno bene, è sempre colpa degli altri; se non si è realizzata è perché gli altri non la capivano) che poi assume atteggiamenti estremamente critici, quasi fanatici.
Capisco che sia una strega, che abbia poteri speciali, ecc, ma le sono piovuti dal cielo, anzi dalla linea di sangue, non per meriti conquistati; come lei pretende di essere accettata per ciò che è, non mi può sbeffeggiare le ragazze "normali", che non sono incredibili streghe potenti e che, pensa un po', sono banalmente felici all'idea di trovare un fidanzato e mettere su famiglia: sono due esperienze diverse e non è che l'una esclude l'altra.
Non può essere "io sono meglio" e le altre sono "portacce". Qui si soffre il pregiudizio opposto, sotteso a taluni libri queer totalizzanti, per cui chi appartiene al mondo non queer è automaticamente lo sbagliato (colui che non si conforma all'unica realtà possibile) o il malvagio della situazione...
Ho trovato artificiosa anche l'ambientazione: sì, ci sono i boschi e gli uccellini, il cottage e le api, ma anziché vederlo/percepirlo con la mia mente, mi viene "detto/raccontato" di continuo dall'autrice: ma quanto è carino quel sentiero, quanto è magico questo posto, ecc. Ne risulta l'effetto opposto, con una sensazione di lezioso e stucchevole.
E poi c'è il ritmo soporifero di narrazione che mi ha più volte stroncato. Ho cercato di non arrendermi, come sempre consiglio di farvi la vostra idea; per me, più che una strega del miele, qui era di valeriana. 😴😴😴


























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